Lola Bunny, vittima di un successo

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La storia di una carriera destinata al successo e bruciata appena giunta all’apice.

Una storia di cambiamenti, di infime scelte e politiche aziendali, di flop e stravolgimenti: è la storia di Lola Bunny. Se vi stavate chiedendo da un po’ che fine ha fatto “la rubacuori della lunetta”, bene: è giunto il momento di scoprirlo.

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Prima però, facciamo un salto indietro. Lola Bunny, dopo numerose fasi di redesign, dove passa da Honey Bunny a Lola Rabbit, nasce con Space Jam, del quale abbiamo ampiamente parlato qui e qui. Ma quello che non tutti sanno  è che di fatto muore con lo stesso film. Se al botteghino la pellicola è stata un successone, in casa Warner Bros. c’è chi storce il naso, ed è gente importante, dei piani alti, che accusa il film con Michael Jordan di aver snaturato completamente la filosofia dei Looney Tunes. Sul banco degli imputati finisce subito Lola Bunny: nel lunatico gruppo dei cartoon Warner non c’era stato mai spazio per un personaggio del genere, sensuale, provocante, femminile e indipendente, totalmente estraneo a quel nucleo di folli personaggi che fungono da esagerazione dei vizi dell’uomo.

Troppo perfetta, tanto che Chuck Jones, animatore e anima delle Merrie Melodies, la definisce “un personaggio senza futuro, inutile e senza significato” (Lola Bunny is a character with no future, she’s a totally worthless character with no personality”). Anche i fan più conservatori concordano con Jones, la considerano un tentativo fallito di modernizzazione dei Looney Tunes e la accusano di snaturare addirittura Bugs Bunny. Insomma: è troppo. Lola deve sparire.

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E Lola sparisce, comparendo solo sporadicamente in qualche fumetto edito dalla DC Comics, in una versione infantile ma piuttosto simile a quella adulta nel dimenticabile Baby Looney Tunes, come personaggio giocabile in qualche videogioco di scarso successo. Passa il tempo e i progetti per un seguito di Space Jam si arenano, si arriva al 2003 ed esce al cinema Looney Tunes Back in Action. Di Lola non c’è traccia, la pellicola vuole infatti essere un netto taglio con quello che si era realizzato con Space Jam. Sarà un flop: come spesso ricordato incasserà poco meno di 70 milioni di dollari dopo esserne costato 80, ma restituisce ai Looney Tunes la loro follia, la loro totale assenza di perfezione e di senso di responsabilità. Lasciamole alla Disney quelle cose, che sono il loro marchio di fabbrica.

Passa ancora del tempo, ma stavolta ci fermiamo al 10 maggio del 2011, giorno in cui va in onda su Cartoon Network la seconda puntata di The Looney Tunes Show. La serie punta a rilanciare con forza i Looney Tunes, ormai da tempo lontani dai fasti del passato, attualizzando in chiave sitcom le storie di Bugs Bunny e soci, con il coniglio che divide l’abitazione con Daffy Duck in un sobborgo di Los Angeles. Il tutto inframezzato da sketch di Wile E. Coyote e Road Runner fatti in CGI e il ritorno attualizzato delle Merrie Melodies (brevi corti animati con canzoni). Ma la grande novità del citato secondo episodio è che RITORNA LOLA BUNNY.

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Ed è un personaggio con una certa rilevanza all’interno della serie, anche se qualcosa sembra non quadrare da subito. Lola sembra diversa, non è più la versiona conigliesca della femme fatale vista in Space Jam: è ingenua, logorroica, con la testa tra le nuvole, folle a tal punto da diventare la stalker di Bugs Bunny, che dopo essersene invaghito al primo sguardo capisce al primo appuntamento di non poterla assolutamente sopportare. Non è più la Lola che conoscevamo, anche se l’aspetto è simile e il nome è lo stesso. Lola è a tutti gli effetti una Looney Tunes ora. E piace ai fan Warner, piace al pubblico, piace alla Warner stessa.

Tutti contenti oggi, insomma.

Anche se a noi, nostalgici incalliti che mai ti avrebbero chiamata bambola, piacevi com’eri una volta, Lola.

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5 motivi per cui Space Jam 2 potrebbe non essere più una buona idea

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Le voci circolate nei giorni scorsi, e SMENTITE (per ora), di una conferma della produzione di Space Jam 2 con protagonista LeBron James mi hanno dato modo di riflettere su una domanda tutt’altro che banale: ma siamo così sicuri che questo eventuale progetto sarebbe un successone al botteghino?

Tra me e me ci ho pensato e sono arrivato alla conclusione che ci sono tanti motivi per cui Space Jam 2 potrebbe non essere più una buona idea. Quindi abbassiamo gli entusiasmi e andiamo con ordine.

1) LeBron James non è Michael Jordan. Concetto banale ma che racchiude in sé il fatto che da una parte abbiamo un giocatore che all’epoca volle quasi fortemente questo film per aumentare lo status di DIVINITÀ del basket che tutti gli avevano affibbiato a ragione, e dall’altra un giocatore fenomenale, che in quanto a spettacolarità dentro e fuori dal parquet non scherza una cippa, cresciuto col mito di MJ23 con l’obiettivo di diventare anche migliore. E, senza essere esperto di NBA, mi sento abbastanza in grado di poter affermare che finché il paragone con Jordan, che lo ha accompagnato per tutta la carriera fino ad oggi, continuerà ad esistere, per LeBron sarà sempre più difficile superarlo e costruire un suo mito, un suo culto. E fare un film di questo genere vorrebbe dire, in un certo senso, continuare a vivere nell’ombra di Jordan. Ed è quindi anche per questo che la scelta di LeBron fa storcere il naso a molti: perché è impossibile non fare il paragone. E c’è persino chi ha ironizzato sul fatto che LeBron potrebbe andare a giocare nei Monstars e non nella TuneSquad.

2) I Looney Tunes non sono più quelli del 1996, quando il rinnovato amore per il cinema d’animazione spinse la Warner ad un rilancio di massa di tutti i suoi personaggi più famosi, che culminò prima appunto con Space Jam e poi con Looney Tunes Back in Action (2003, regia di Joe Dante), che fu l’ultimo lungometraggio animato con protagonisti Bugs Bunny e compagni, già in difficoltà. E difatti quest’ultimo fu un flop al botteghino (costato 80 milioni dollari ne incassò poco meno di 70). La Warner già nel post Space Jam aveva capito che sarebbe stato impossibile proseguire sul filone sportivo nel breve/medio periodo e difatti pensò ad “seguito” capace di differenziarsi, che però fu presto abbandonato (come detto in altra occasione): per inciso doveva chiamarsi Spy Jam e doveva avere come star Jackie Chan (il tutto confluì in Looney Tunes Back in Action). E se per un’operazione di questo genere i rischi erano già alti dieci anni fa, pensate oggi.

3) La tecnica mista, che fu il punto di forza di Space Jam nel 1996, oggi è di difficile riproposizione. Non che fosse particolarmente innovativa e singolare all’epoca (è dai primi del ‘900 che viene usata), ma aveva appena sfiorato il confronto con la computer grafica 3D, con Toy Story uscito un anno prima nel novembre del 1995, e destinato a rivoluzionare tutto il cinema d’animazione, che ad oggi vive quasi esclusivamente di quest’ultima soluzione. Sarebbe dunque molto complicato rivedere la tecnica mista in produzioni odierne, con un pubblico giovane non abituato: il che aumenta il fattore di rischio.

4) Avendo nominato più volte la parola RISCHIO, è opportuno ricordare come in questo momento la divisione animazione della Warner, a lungo in crisi e finalmente in ripresa, ha in cantiere progetti decisamente più solidi, più sicuri e più fruttuosi: su tutti The Lego Movie, inesauribile macchina da soldi con un sequel annunciato tipo un quarto d’ora dopo la prima proiezione americana. Un’operazione come Space Jam 2 sarebbe più un “Progetto Nostalgia” per chi ha a cuore il primo: in quel caso sarebbe meno rischioso e più utile riproporlo in 3D, con qualche aggiustatina e miglioramento grafico. Ed è un’opzione da tenere a mente per i 20 anni del film.

5) In sostanza tutto ci porta a dire che 18 anni di attesa tra un capitolo e l’altro sono decisamente troppi. Sono cambiate troppe cose e un progetto come Space Jam oggi raggiungerebbe costi e rischi elevatissimi. Basta pensare a questo dato: il budget di Space Jam fu 80 milioni (nel 1996), quello di The Lego Movie (nel 2014) di 60, con il primo che fece 230 milioni di incassi in tutto il mondo (90 in America) e il secondo a quota 280 (destinato a salire). La nuova strada sembra essere decisamente la migliore…

#Sapevatelo: 5 cose su… Space Jam

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1) Space Jam uscirà nel 1996, ma l’idea di un film con Michael Jordan al fianco di Bugs Bunny e compagni risale al 1992, prima del primo ritiro di sua Altezza Aerea. Difatti la Nike, durante il Superbowl del suddetto anno, fa uscire la seguente campagna pubblicitaria:

Lo spot a tecnica mista ha un successo enorme ed al regista di questo commercial viene il pensierino di poterci guadagnare qualcosa di più facendone un lungometraggio. Superfluo aggiungere che quel regista era Joe Pytka, lo stesso di Space Jam. A produrre il tutto arriva Ivan Reitman.

2) Appunto Ivan Reitman si porterà dietro Bill Murray sul set. Reitman lo aveva diretto nei due “Ghostbusters”, dove interpretava il dottor Peter Venkman. Tutto ciò viene scherzosamente raccontato nel film quando, dopo l’arrivo di Murray nei minuti finali della partita, Daffy Duck chiede all’attore come sia arrivato al campo. Lui risponde: “Producer’s a friend of mine. He sent a Teamster to drop me off” tradotto liberamente in italiano in “Il produttore è un mio amico, sono venuto in autostop”. Al momento della sua entrata in scena inoltre il cattivo Signor Swackhammer (negli States Danny DeVito), nella versione originale esclama “Whoa, whoa, whoa! I didn’t know Dan Aykroyd was in this picture!”, citando il compagno Acchiappafantasmi (e di Saturday Night Live) di Murray stesso.

3) Space Jam ha registrato in entrata poco più di 230 milioni di dollari, dopo esserne costato 80. Ciò fa di lui il film relativo al basket che ha incassato di più nella storia del cinema. Alle sue spalle “White Men Can’t Jump” (1992, in Italia “Chi non salta bianco è”) con Woody Harrelson e Wesley Snipes, con 90 milioni, e “Coach Carter” (2005), con Samuel L. Jackson, con 76 milioni.

4) Il sito ufficiale della pellicola è ancora completamente online, funzionante e funzionale come solo un sito degli anni ’90 può essere. Un capolavoro vintage, lo potete trovare a questo indirizzo.

5) In caso di successo oltre ogni previsione un sequel è sempre d’obbligo. Anche in questo caso si pensò subito ad uno Space Jam 2, che però come sappiamo non vide mai la luce. Il progetto era in cantiere, si sarebbe dovuto intitolare “Spy Jam” ed avrebbe virato dal tema sportivo a quello spionistico, con Jackie Chan al fianco di Bugs Bunny e soci. Col tempo però l’idea tramontò, e ne venne fuori “Looney Tunes Back in Action”, che non vuole essere il seguito ufficiale di Space Jam, anche perché Joe Dante, il suo regista, ha affermato di aver odiato l’atmosfera creata nel film del 1996, colpevole di aver snaturalizzato i personaggi Warner. E difatti nel film c’è un cameo-parodia di Michael Jordan, e soprattutto scompare Lola Bunny, che paga più di tutti la scelta della produzione, non comparendo praticamente quasi più nelle serie dei Looney Tunes

BONUS) Ah, LeBron James ha dichiarato l’anno scorso di essersi avvicinato al basket grazie anche a Space Jam, e che sarebbe orgoglioso di essere protagonista di un suo eventuale seguito.