Le derive Pop del Rinascimento Disneyano

“Se alla Baba Jaga delle fiabe russe si cambia il nome in Maga, Fata o Strega e si eliminano elementi peculiari del suo aspetto, sostituendoli con altri della cultura in cui viene inserita, non avremo infine un personaggio conforme al nuovo contesto? Di Base è questa l’operazione effettuata dai film Disney di questo decennio, una sottile e ben congegnata omologazione degli immaginari fiabeschi che è stata possibile, a mio parere, anche grazie ad un chiaro effetto della globalizzazione.”

(Tommaso Ceruso, Tra Disney e Pixar – La “maturazione” del cinema d’animazione Americano, Roma, Sovera, 2013, p. 52)

In un film come Oliver & Company (precursore del Rinascimento Disney) sono stati introdotti dei commercial di marche esistenti dentro una cartone animato: il risultato è stato quello di creare una New York pienamente coerente con quella appartenente al mondo reale. Da La Sirenetta in poi la Disney, per mantenere una buona dose di plausibilità e vicinanza al mondo spettatoriale, punta fortemente sulla profilazione dei personaggi in chiave pop.

La cultura che ha dato origine al film si sponsorizza ampiamente nello svolgersi della storia, in maniera addirittura palese in alcuni siparietti comici (le Air-Herc di stampo Nike visibili in Hercules per esempio).

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Quella della ricostruzione del personaggio in chiave contemporanea al film di riferimento non è una azione nuova per la Disney: lo stesso Topolino deve molto, per movimenti ed espressioni facciali, a Buster Keaton, per stessa ammissione di Walt. Ma nella collana di punta della Disney, ovvero I Classici, l’azione di attualizzazione dei personaggi avrebbe tradito la filosofia della stessa, che puntava a creare pellicole che non fornissero riferimenti culturali ben precisi, in modo tale da poterle rendere sempre proponibili, senza legare aree di comprensione del testo filmico ad una fase storica.

Il cambio di direzione scelto nel Rinascimento tradisce in più occasioni la scelta fatta fino a quel momento, ma determina anche il successo degli Studios. Rispetto all’azione compiuta in Oliver & Company la Disney decise di imbottire di riferimenti pop non l’ambientazione dei film, ma i personaggi, che in fase di costruzione vennero dotati di aspetto, movenze, voci e carattere di personaggi famosi e riconoscibili.

Ne La Sirenetta l’aspetto di Ariel fu basato su quello dell’attrice Alyssa Milano, che all’epoca (1989) era famosa per interpretare il ruolo della teenager protagonista nel telefilm Casalingo Superpiù, uno dei prodotti di spicco della ABC. Anche Ursula ebbe una base di ispirazione reale, ovvero la popolare drag queen Divine, mentre per Sebastian è evidente l’omaggio a Sammy Davis Junior.

A Belle ne La Bella e la Bestia fu dato l’atteggiamento spensierato di Judy Garland ne Il Mago di Oz, mentre i disegni del suo volto si basarono sulla bellezza di Liz Taylor e della giovane Angelina Jolie. Gaston invece si rifà ai bellocci stereotipati da soap opera. Aladdin possiede l’atteggiamento di Michael J. Fox in Ritorno al futuro con l’aspetto di Tom Cruise, e il design dei suoi pantaloni si rifà a quello del rapper MC Hammer; i lineamenti del Genio sono palesemente quelli del suo doppiatore, Robin Williams.

Nonostante l’aspetto animalesco, tratti di caricature pop si possono trovare anche ne Il Re Leone: Mufasa possiede la voce di James Earl Jones, ovvero quella di Darth Vader in Guerre Stellari, e il volto di Sean Connery; le Iene Shenzi e Banzai hanno i volti delle loro voci, Whoopi Goldberg e Cheech Marin, mentre il loro terzo compagno, Ed, è basato sull’aria scatenata di Eddie Van Halen.

In Pocahontas John Smith possiede i tratti fisici dell’attore Sean Bean, scartato come voce perché non ancora molto famoso negli Stati Uniti, e sostituito nel doppiaggio da Mel Gibson, appena uscito al cinema nel 1995 con BraveheartPer Hercules Danny DeVito fu voce e design di Filottete, così come James Woods lo fu di Ade.

Il drago Mushu in Mulan possiede l’umorismo di Eddie Murphy, che lo doppia, e ne condivide i baffi e il naso. Ne Il Gobbo di Notre Dame sono i tre gargoyle ad essere basati sui loro doppiatori: Charles Kimbrough (tra i protagonisti di Murphy Brown), Jason Alexander (Seinfeld) e Mary Wickes (vista poco prima del 1996 come Suor Maria Lazzara in Sister Act). Senza dimenticare Demi Moore nei panni di Esmeralda, che ne riprende la voce, il fisico e il volto (chiaramente in versione gitana).

Questa tendenza sembra affievolirsi in Tarzan, dove compaiono comunque grandi nomi tra i doppiatori, su tutti Glenn Close, ma senza caratterizzazioni di design subito riconoscibili. É il segno del passaggio dal Rinascimento Disney all’era successiva. É comunque evidente come tutti questi film siano accomunati da questa stessa tendenza: i due mondi, diretto e indiretto, trovano punti di collisione in una costruzione dei personaggi in chiave pop che fornisce un continuo «botta e risposta tra contemporaneità e arcaicità».

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Il rinnovato carisma degli antagonisti del Rinascimento Disneyano

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Le storie del Rinascimento Disneyano hanno avuto una accoglienza di critica e di pubblico così positiva grazie anche al fatto che mai prima d’ora i cattivi sono apparsi tanto crudeli ed egoisti quanto ricchi di carattere e determinazione,  caratteristiche che li hanno resi icone del cinema animato. I primi antagonisti sviluppati da Disney incarnavano bene l’oscurità, i sentimenti negativi da cui l’eroe, e lo spettatore, dovevano guardarsi: personaggi come Malefica, la matrigna di Biancaneve o di Cenerentola, sono villains privi in maniera assoluta di sentimenti positivi. Possiedono ossessioni ma nel loro agire rimangono perennemente lucidi ed esattamente come l’eroe sono unidimensionali, incapaci di sfumature.

Il Rinascimento Disney pesca dal proprio passato, dalla propria classicità, per restituirci una nuova tipologia di nemico: al carattere crudele, incapace di comprensione e archetipico dell’antagonista, aggiunge la nevrosi, o una lucida follia. Sono calcolatori, viscidi, e per molti tratti geniali. Hanno obiettivi ben precisi, che riguardano perlopiù il mantenimento o la raggiunta di un potere personale senza limiti. Ed è proprio questo comportamento folle, lontano dai canoni classici, che nella quasi totalità delle storie li conduce alla pazzia e all’autodistruzione, ed in alcuni casi li rende addirittura affascinanti e divertenti agli occhi dello spettatore (è il caso di Scar, Jafar e Ade).

I deliri di onnipotenza accecano Ursula e Jafar, che non si avvedono dei rispettivi pericoli una volta raggiunto il massimo del potere ottenibile (il Tridente per Ursula, la trasformazione in Genio per Jafar), tanto che la strega del mare viene uccisa trafitta da Eric che sfrutta il bompresso della nave distrutta dalla tempesta scatenata da lei stessa, mentre il visir non si rende conto che il potere del genio lo relegherebbe ad una vita di schiavitù dentro la lampada. Scar e Ade sono due personaggi che condividono l’odio e l’invidia per i rispettivi fratelli e molti tratti del carattere: entrambi sono privi di grande forza bruta (Ade la ruba ad Ercole per realizzare il suo piano), sono manipolatori, non agiscono mai in prima persona (Pena e Panico per Ade, le Iene per Scar) e, soprattutto, sono grandi oratori, al limite del logorroico. Entrambi condividono una certa facilità all’arrabbiatura, che può sfogarsi in un repentino cambio di umore.

Non sempre poi siamo in presenza di personaggi dai poteri sovrannaturali: Frollo e Ratcliffe ricoprono ruoli di potere, giudice il primo, governatore il secondo, e combattono contro un presunto nemico colpevole di essere diverso da loro (gli zingari e gli indiani), con lo scopo di affermare maggiormente la loro posizione a livello sociale. Il primo morirà cadendo da un balcone della cattedrale, il secondo sarà ridotto alla povertà.

Agiscono sempre contro una razza diversa dalla loro ma per interessi a livello personale e non sociale (ovvero per invidia e denaro) i due cacciatori Gaston e Clayton: entrambi sono destinati a perdere del tutto la lucidità mentale durante le sfide finali, con il primo che finirà vittima di una caduta in burrone in seguito ad un assalto alle spalle della Bestia, il secondo si impiccherà inavvertitamente nello spasmodico tentativo di liberarsi dalle liane in cui lo aveva intrappolato Tarzan. Infine in Mulan c’è la forza bruta e senza scrupoli di Shan Yu e del suo esercito, anche se in questo caso a spaventare davvero, oltre al suo design, è il suo semi-mutismo, che lo porta a parlare tramite la distruzione.

Abbiamo visto come questa serie di antagonisti appaia inevitabilmente diversa da quella dell’arco dei film classici: solo il Capitan Uncino di Le avventure di Peter Pan (1953) è accomunabile a questo gruppo, condividendone il tratto schizofrenico. A differenza del passato dunque abbiamo antagonisti prede di ossessioni non lucide ed in sostanza dei cattivi più umani, più vicini al mondo dello spettatore, con una azione analoga a quanto effettuato con l’eroe.

Paladino che, tra l’altro, non arriva mai a infliggergli il colpo di grazia in maniera diretta in nessun film, per non macchiare il proprio stato di purezza: Ursula viene uccisa da Eric, non da Ariel; Gaston cade nel burrone dopo che la Bestia gli aveva risparmiato la vita e lui la aveva attaccata nuovamente; la lampada di Jafar viene lanciata nel deserto e dispersa dal Genio; Scar dopo essere stato salvato da Simba viene lasciato alle Iene, che aveva appena accusato di essere responsabili del suo agire; Ratcliffe viene arrestato da Thomas, compagno di Smith, e ridotto in povertà; Frollo cade mortalmente dalla cattedrale; Ade in seguito ad un pugno di Hercules cade nel fiume Stige, dove sono le anime dei defunti a trascinarlo via; è Mushu a sparare il razzo che colpisce Shan Yu; ed infine Clayton si impicca da solo involontariamente con delle liane, ignorando il tentativo di Tarzan di salvargli la vita. D’altronde «l’eroe è modello archetipico e schema del giusto modo di comportarsi» e non può di conseguenza macchiarsi di un’azione malvagia come quella dell’eliminazione dell’antagonista.

Come ti risveglio la Bella Addormentata

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Nel 2009 il produttore Disney Don Hahn e il collega Peter Schneider (non più alla House of Mouse dal 2001) hanno portato agli occhi del mondo il documentario Waking Sleeping Beauty (in italiano tradotto con il pessimo Il Risveglio della Magia). In America ha avuto una distribuzione al cinema limitata a partire dal 26 marzo del 2010 (in anteprima il 6 settembre 2009 al Telluride Festival), anche perché racconta molti dei retroscena scomodi della “fabbrica” Disney dal 1980 al 1994, tra dispetti, invidie e ambizioni aziendali.

In Italia è stato trasmesso un’unica volta, esclusivamente in tv, il 27 ottobre 2011 su Rai1. Nonostante questo, stavolta la Rai ci ha fatto l’enorme favore di renderlo disponibile in versione integrale e tradotta per il proprio archivio digitale. Se siete interessati a scoprire come sono nati i film della vostra infanzia e chi dovete ringraziare se siete venuti su con sogni e speranze, vi consiglio di dargli una bella guardata (vi basterà cliccare sull’immagine qui sopra o, se siete pigri, qui). Non ve ne pentirete.

#Sapevatelo: 5 cose su… Chi ha incastrato Roger Rabbit

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1) Nonostante i grandissimi sforzi compiuti, il trio di produttori Frank Marshall, Steven Spielberg e Kathleen Kennedy non riuscì ad inserire nel film tutti i personaggi dei cartoni animati che avrebbe voluto. Difatti mancano alcuni nomi illustri (motivi economici e di diritti), se ripensiamo agli anni ’80, come Braccio di FerroCasper e Tom e Jerry.

2) Nelle prime versioni del film c’erano notevoli differenze riguardo al personaggio del Giudice Morton. In un primo script infatti, come aiutanti, poteva contare non solo sulle inutili faine (prima sette, poi nella versione definitiva cinque), ma anche e soprattutto sui Sette Nani della Disney, in una inedita versione “cattiva”. La Disney, non pienamente convinta dell’idea, fece cambiare il tutto, così come non diede l’approvazione alla scena che rivela che è stato proprio il Giudice Morton ad uccidere la mamma di Bambi nell’omonimo film.

3) Fu la Disney a comprare i diritti del libro ed a muovere ingenti quantità di capitali per la realizzazione del film, ma alla fine la pellicola fu distribuita dalla Touchstone Pictures (divisione “per adulti” della Disney, fondata nel 1984) a causa del contenuto maturo e dei riferimenti sessuali espliciti (qualcuno ha nominato le poppe di Jessica Rabbit?). Il film fu un enorme successo al botteghino, incassando 329 milioni di dollari (ne era costati 70), risultando il preludio a quello che è conosciuto oggi come il “Rinascimento Disneyano”, ovvero una serie di film dall’enorme boom di incassi che fecero passare la Disney dall’orlo del fallimento al dominio del settore (il primo fu “La Sirenetta”, 1989).

4) Non tutti lo sanno ma la storia è tratta da un romanzo, scritto dallo statunitense Gary Wolf, nel 1981, dal titolo “Who Censored Roger Rabbit?”. Tante le differenze a partire dall’ambientazione, che figurava un mondo abitato dai personaggi animati, ma protagonisti di fumetti, con tutte le rispettive logiche comunicative (ad esempio parlare attraverso i baloon) e tanta, tanta volgarità. E, tra l’altro, il poco sopportabile coniglio protagonista moriva nelle prime fasi della trama (fu appunto “censurato”), con il detective Eddie Valiant a cercare il suo assassino assieme alla controfigura auto-generata di Roger (è complicato, ma adesso non sto qui a raccontarvi il libro: leggetevelo).

5) Momento storico (e probabilmente irripetibile) nel film: l’incontro nella stessa pellicola di Topolino e Bugs Bunny. I due non si erano mai visti insieme per evidenti ragioni di concorrenza tra Disney e Warner Bros., di cui sono le mascotte. La Warner concesse i diritti di utilizzo dei suoi personaggi, ma fu rigidissima: Bugs deve comparire e parlare gli stessi secondi di Topolino. E difatti il topo e il coniglio compaiono nelle stesse scene, sempre assieme e mai da soli. Stessa cosa per i rispettivi paperi Daffy Duck e Paperino.

BONUS: la Roger Rabbit Dance è entrata sparata in quell’elenco di mosse hip-hop che fanno terribilmente fine anni ’80/ metà anni ’90 (alla MC Hammer o alla Carlton, per intenderci). Se volete impararla, andate qui