Ci è piaciuto Inside Out?

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Io al cinema piango, se la scena del film è davvero toccante. E mi è successo tantissime volte. Mi è successo anche ieri quando sono andato al cinema a vedere Inside Out. Ma c’è un problema.

Non ho pianto per Inside Out, ma mi sono commosso sinceramente per Lava, il corto che la Pixar ci ha sparato dritto nello stomaco mentre eravamo tutti ad aspettare i colorati omini nella testa di una ragazzina. In pochi minuti la storia di quel vulcano ti ribalta completamente cuore, pancia e testa: la prima lacrima mi è scesa per tristezza, l’ultima per gioia. E per me la serata valeva già così il prezzo del biglietto (e molto di più).

Ma mancava ancora Inside Out, e per la nuova perla Pixar non ho pianto. Per niente, neppure nel momento tristissimo del film (vedi Bing Bong). E mi sono chiesto perché. Perché un film che parla di emozioni, che cerca di dare anche un senso a qualcosa che apparentemente sembra non averne, un film che sembra fatto apposta per lasciare sensazioni forti, non mi ha fatto piangere?

Inside Out è un gran bel film, ma è artificiale. Questa è l’unica risposta che sono riuscito a darmi, e che ovviamente proverò a spiegare. L’architettura di Inside Out è magnifica, e Pete Docter, che già ci aveva regalato Up, sa giocare con le emozioni: la parte iniziale del lungometraggio appena citato ne è l’esempio. Stavolta però vola dietro le quinte cercando di mostrarci la sua visione di come vengono create e gestite le emozioni. Ed il sistema che costruisce è davvero mostruoso: ogni esperienza di Riley diventa un ricordo legato ad una particolare emozione ed archiviato, per poi essere trasmesso a fine giornata nella memoria a lungo termine.

La personalità di una persona viene costruita in base a un tot di ricordi essenziali, definiti appunto Base, che creano a loro volta delle Isole, delle aree all’interno della testa che definiscono l’individuo stesso. Oltre il quartier generale e le isole, con la memoria a lungo termine, troviamo anche Immagilandia, la zona del Pensiero Astratto (la parte di gran lunga migliore del film), la Cineproduzione Sogni, il Subconscio. Tutte queste zone sono attraversate tra di loro e collegate al QG tramite il treno dei pensieri. In mezzo al tutto troviamo anche il baratro della memoria, dove i pensieri, i ricordi, vengono dimenticati per sempre. Questa architettura è una visione eccellente, un’esemplificazione credibile di come funziona la nostra testa per Docter.

Per Riley il trasferimento dal Minnesota a San Francisco è una crisi di identità, un crollo emotivo che tutti, per i più svariati motivi, abbiamo affrontato da ragazzini (e continuiamo ad affrontare oggi), che la porta a perdere tutte le proprie certezze, la propria identità, per poter costruirsene una più forte, più matura, più consapevole di sè stessa. L’abbandono dell’infanzia e l’inizio della crescita. Quello che succede all’esterno della testa e quello che succede all’interno sono due momenti che continuano ad influenzarsi a vicenda: affascina il continuo moto di azione-reazione, tra i comportamenti della ragazza e ciò che succede nella sua testa. E in qualche momento risulta anche complicato capire quale dei due fronti sta influenzando maggiormente l’altro.

C’è però un momento nel film dove questo equilibrio si rompe completamente, dove questa metafora della vita umana crolla, lasciando spazio alla trovata scenica. Ed accade purtroppo nel momento più importante del film: Riley è ormai in fuga da tutto, apatica e sola, e anche l’ultima isola della personalità, quella della famiglia, sta crollando. Il suo mondo è a pezzi e Gioia, dopo essere ritornata in superficie grazie al sacrificio di Bing Bong e aver compreso il senso di Tristezza deve arrivare con lei al QG prima che i danni diventino irreparabili.

Da qui in poi l’ordinata logica del film crolla: Gioia trova un’espediente attraverso Immagilandia (la scala di fidanzati ideali) per poter sfruttare un tappeto elastico presente sull’Isola della famiglia in pieno crollo e lanciarsi a razzo sul Quartier Generale dopo aver acchiappato al volo Tristezza. Insieme entrano dentro al QG e Gioia lascia a Tristezza il compito di risolvere le cose. Il legame tra “Inside” e “Out” cessa d esistere a causa dell’espediente scenico. L’acrobatica mossa disperata di Gioia, per quanto mi sia sforzato di cercarlo, non ha alcun intento metaforico, ma puramente scenografico.

Il film non riesce a mostrarci il picco del crollo di Riley, a spiegarci quello che succede tra la distruzione e la ricostruzione della propria identità, spegnendo la magia e lasciandoci “solo” un gran film.

Ed è per questo che, forse, non ho pianto.

O magari avevo la console in tilt ieri sera, chi lo sa.

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Lo Spot Celebrativo di Sky Movies Disney: scoviamo tutte le citazioni!

Amo gli Easter Eggs. Di conseguenza, amo questo video, realizzato dagli inglesi di Sky Movies HD per celebrare un anno del loro canale dedicato ai film Disney. O comunque una roba simile a quanto ho capito. Ma quello che conta è comunque il fatto che è aperta la caccia.

LISTA IN CONTINUO AGGIORNAMENTO

0:01 Trilli che attraversa il Tower Bridge

0:02 La Sirenetta su uno scoglio nel Tamigi

0:03 Dumbo che vola sopra alla Perla Nera. Nel cielo poi un coccodrillo di nuvole

0:08 Rudy, Anita e buona parte dei 101 Dalmata

0:09 Siamo a Cherry Tree Lane, dove abitava Mr. Banks con la sua famiglia

0:10 Il negozio si chiama Glass Slipper Curiosity (Rarità della Scarpetta di Cristallo) e Cenerentola sta spazzando sognante

0:11 Ok, la vetrina: i biscotti “Mangiami” di Alice e il cappello del Cappellaio Matto (sinistra alto); Tockins, Lumière e Mrs. Bric (sinistra basso); lo specchio della strega di Biancaneve, Grimilde (destra alto); l’arco di Merida e la scarpetta di Cenerentola. Inoltre il campanaccio è fatto con la coda di Ih-Oh

0:12 Gli uccellini di Biancaneve (ma pure di Cenerentola, Aurora e altri…)

0:13 Il cartello Scales and Arpeggios, riferimento alla canzone degli Aristogatti

0:14 Nana (Peter Pan) ed alle sue spalle un muro fatto di porte di Monsters, Inc., senza tralasciare poi i poster sul muro, con a sinistra quelli che sembrano Nemo e il Beccaccino

0:15 Oltre all’ovvio cancello di Topolino: l’Olimpo tra i due palazzi, su uno dei quali si arrampica Elastigirl

0:16 Peter, Wendy, Gianni e Michele che volano su un cielo identico alla tappezzeria della camera di Andy in Toy Story

0:20 Vabbè, Lilli e il Vagabondo MA c’è pure la mela di Biancaneve sul tavolo

0:23 La Torre di Rapunzel e appena dietro, in basso, LA RUPE DEI RE

0:26 Belle che legge tra La Spada nella Roccia e la Rosa della Bestia. Sotto quest’ultima un cartello per il Bosco dei Cento Acri, che però sembra portare al labirinto di Alice

0:28 Il Bianconiglio con tanto di orologio

0:29 I palloncini di Up

0:31 La carrozza di Cenerentola davanti ad un palazzo con pubblicità di: “Harryhausen’s”, il ristorante sushi di Monsters, Inc.; Wall-E e Eve; il Cozy Cone Motel di Cars. Sulla costruzione di fronte con la scritta Flynn’s (Rider?) il logo degli Incredibili, a sua volta davanti al palazzo del gioco Felix Aggiustatutto, pur senza Ralph

0:33 I giocattoli che attraversano la strada sotto i birilli come in Toy Story 2. Inoltre dalla finestra sopra al dentista P. Sherman (con tanto di acquario con Nemo) a Jasmine scappa dalle mani il Tappeto Volante

0:35 Davanti al negozio di Geppetto e Figlio (Pinocchio) passeggiano sette piccoli operai le cui ombre ricordano parecchio quelle di alcuni famosi nani

0:38 Il ristorante 5 stelle Gusteau’s, con tanto di Remy sull’uscio. Che si trova all’angolo di Wallaby Way (ovvio, vista la presenza del dentista P.  Sherman)

0:39 Intanto spunta il maggiolino Herbie, mentre Mary Poppins vola sopra la Cattedrale di Notre Dame

0:42 Sul bordo della strada spunta un Gargoyle, mentre nel palazzo dove amoreggiano Romeo e Duchessa si vede la sagoma di Topolino

0:44 Mary Poppins incrocia i suoi amici spazzacamini sopra i tetti di Londra

0:47 Le amate lanterne di Rapunzel

0:49 Sotto la Luna, la seconda stella a destra 

0:52 Trilli riattraversa il Tower Bridge

#Sapevatelo: 5 cose su… Up

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1) Partendo dalla premessa che tutti i premi che ha vinto se li è meritati di gran lunga, Up è il secondo film d’animazione nella storia del cinema ad essere stato nominato per la vittoria del premio Oscar nella categoria “Miglior Film” (vinse The Hurt Locker). Il primo era stato La Bella e La Bestia nel 1991, quando ancora però non esisteva il premio per il miglior lungometraggio d’animazione. Superfluo aggiungere che Up nel 2010 quest’ultimo lo vinse a mani basse. Fu anche il primo lungometraggio animato ad aprire il Festival di Cannes, il 29 maggio del 2009: in quell’occasione, dopo aver visto il film, la sala rimase completamente in silenzio. Fu l’attrice Tilda Swinton ad alzarsi in piedi per prima ad applaudire, facendo partire la standing ovation.

2) Tra le tante cose meravigliose di questo capolavoro, c’è da prestare molta attenzione ai colori usati. Il magenta in Up vi dice qualcosa? No? Allora leggete cosa ci spiega Ricky Nierva, production designer del progetto: “Il film parte con un cinegiornale in bianco e nero e questo ci ha fatto pensare di utilizzare al meglio i colori per raccontare la nostra storia. Quando Ellie è viva e Carl è pieno di vitalità, le scale di colori sono brillanti, vivaci. Dopo la scomparsa di Ellie tutto torna a spegnersi, si ritorna quasi al bianco e nero. Abbiamo pensato anche di simboleggiare Ellie con il colore magenta: attraverso tutto il film ci sono fiori, paesaggi, cieli di quel colore a ricordarci la sua presenza costante. Quando Carl decide di isolarsi dal mondo non vediamo più molti colori, fino alla comparsa di Russell, che cambia tutto. Porta di nuovo il colore nella sua vita. E così ogni volta che un nuovo personaggio entra a far parte della sua vita, come Dug, abbiamo aggiunto un nuovo colore alla scena.”

3) Il film, uscito nel 2009, era in cantiere fin dal 2004, sempre con regia e sceneggiatura di Pete Docter e Bob Peterson. Nelle prime fasi di stesura della storia il volo di Carl e della sua casa sarebbe stato inizialmente molto più tragico nei toni, in quanto l’uomo sarebbe partito alla volta del cielo per raggiungere la defunta Ellie, in quello che si sarebbe rivelato una sorta di viaggio suicida. Si cambiò poi leggermente il tiro, cercando di fargli avere ancora un obiettivo nella vita, quello di raggiungere la meta sudamericana che la povera Ellie non fece in tempo a visitare.

4) Degli Easter Eggs mi sono ripromesso di parlare relativamente poco, ma quando si ha a che fare con la Pixar è impossibile non accennarne. In questo caso ne segnalo uno presente in Toy Story 3, ovvero una cartolina appesa sulla bacheca della camera del cresciuto Andy.

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Se siete ancora in possesso di tutte le vostre diottrie, sulla cartolina potete leggere che a mandarla sono stati proprio Carl e Ellie Fredricksen.

5) Il cattivone del film si scopre essere l’avventuriero Charles Muntz, l’idolo dell’infanzia di Carl che si rivelerà poi essere un avido personaggio senza scrupoli. Il suo nome appare un riferimento abbastanza evidente alla figura di Charles Mintz. “Ecchiddiamineè?” direte voi. Charles Mintz è un produttore americano, noto per essere stato tra i primi a commissionare lavori ai giovani Walt Disney e Ub Iwerks, che si fecero conoscere attorno agli Anni ’20 per le loro Alice Comedies. Mintz, a capo della Winkler Pictures dopo aver sposato nel 1924 Margaret Winkler, chiese a Disney e Iwerks di sviluppare un nuovo personaggio per dei cortometraggi animati: ne venne fuori Oswald il Coniglio Fortunato, il primo grande “figlio artistico” di Walt Disney. Quel gran furbone di Mintz, dopo aver visto il successo di Oswald, mise direttamente sotto contratto per la sua azienda tutti gli animatori che lavoravano per Disney (tranne Iwerks, che gli rimase fedele), prendendo in mano in prima persona la produzione del cartoon, soffiando di fatto i diritti del coniglio al buon Walt (che si rifece in fretta e nel 1928 creò a sua volta il buon Topolino). Insomma, tutto questo per sottolineare la plausibilità del parallelo Carl Friedricksen/Walt Disney e di quello Charles Muntz/Charles Mintz.

Memorable Quotes #10

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“Conosco una barzelletta bellissima. Uno scoiattolo va da un albero e gli dice: «Ho raccolto troppe poche ghiande per l’inverno. Non ce la farò…»

Fa ridere perché alla fine lo scoiattolo muore.”

(Dug, Up)

Memorable Quotes #8

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“Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco, pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio; prosperiamo grazie alle recensioni negative, che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà a cui ci dobbiamo rassegnare è che nel grande disegno delle cose, anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero. Ad esempio, nello scoprire e difendere il nuovo. Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni: al nuovo servono sostenitori! Ieri sera mi sono imbattuto in qualcosa di nuovo, un pasto straordinario di provenienza assolutamente imprevedibile.

Affermare che sia la cucina, sia il suo artefice abbiano messo in crisi le mie convinzioni sull’alta cucina, è a dir poco riduttivo: hanno scosso le fondamenta stesse del mio essere! In passato non ho fatto mistero del mio sdegno per il famoso motto dello chef Gusteau “Chiunque può cucinare!”, ma ora, soltanto ora, comprendo appieno ciò che egli intendesse dire: non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque. È difficile immaginare origini più umili di quelle del genio che ora guida il ristorante Gusteau’s e che secondo l’opinione di chi scrive, è niente di meno che il miglior chef di tutta la Francia! Tornerò presto al ristorante Gusteau’s, di cui non sarò mai sazio.”

(Anton Ego, Ratatouille)

#Sapevatelo: 5 cose su… Alla ricerca di Nemo

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1) Come dichiarato dal suo stesso regista, Andrew Stanton, doppio premio Oscar, prima proprio con “Alla ricerca di Nemo” e poi con “WALL-E” (e facciamo finta per la sua carriera che non sia mai esistito “John Carter”), tra le principali fonti di ispirazione per il film Pixar ci sarebbe stato “Bambi” (1942). Stanton definirà il film una sorta di “Bambi sottomarino” e moderno: entrambi affrontano il lutto iniziale della madre, l’allontanarsi dal nido con conseguente storia di formazione e il ritorno a casa memore dell’esperienza affrontata. In “Alla ricerca di Nemo” il viaggio è però doppio: è sia del figlio, Nemo, che del padre, Marlin, che è decisamente l’antitesi del padre di Bambi…

2) Paradossalmente (ma mica tanto, giusto per far capire quanto bene gli spettatori avessero colto uno dei tanti messaggi lanciati da “Alla ricerca di Nemo”), dopo l’uscita del film la richiesta mondiale di pesci pagliaccio e di altre specie tropicali appartenenti alla zone della Barriera Corallina aumentò vertiginosamente, tanto da decretare un’emergenza ambientale. Dall’altra parte, sempre nel 2003, il turismo in Australia ebbe un picco incredibile dovuto proprio al film, che fu usato dalla Commissione Australiana del Turismo come spot da mandare negli Stati Uniti e in Cina

3) “Alla ricerca di Nemo” è stato a lungo il DVD più venduto di tutti i tempi: da stime risalenti al 2006 (più recenti per ora non ne ho trovate) il film si attesta a più di 40 milioni di copie acquistate. Come comunicò la Walt Disney Pictures stessa ai tempi dell’uscita (novembre 2003), furono ben 8 i milioni di copie vendute nel suo primo giorno di disponibilità nei negozi americani.

4) Prima di “Alla ricerca di Nemo”, la Disney (che nel 2003 non possedeva ancora la Pixar, ma deteneva i diritti sui suoi personaggi) aveva già presentato il tema della disabilità nei suoi cartoni: evidente ne “Il Gobbo di Notre Dame” (1996), meno nei più datati “Dumbo” (1941), con le orecchie ipertrofiche dell’elefantino, e “Biancaneve e i sette nani” (1937), con il mutismo di Cucciolo.

5) Oltre al tema della disabilità fisica, i personaggi del film presentano quasi tutti forti crisi di identità o problemi mentali: gli squali BrutoRanda e Fiocco che cercano di rinunciare alla loro natura per diventare vegetariani, Dory e la sua perdita di memoria a breve termine, senza dimenticare i disturbi dovuti alla prigionia dei pesci nell’acquario del dentista dove si ritrova Nemo, dove si va dalle proiezioni mentali di inesistenti gemelle, a disturbi ossessivo compulsivi verso le bolle, fino a germofobia e sindrome degli accenti stranieri. Qualcosa che si avvicina ad un vero e proprio Ospedale Psichiatrico.