Ci è piaciuto Avengers Age of Ultron?

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Premessa: non tanto, ma SPOILERO (a parte che, visti gli incassi, se non avete ancora visto il film siete a forte rischio di emarginazione sociale).

Prima di partire con le considerazioni mi preme raccontare il mio tragitto da casa al cinema: salgo in macchina con la fidanzata, che dopo due minuti scarsi di viaggio se ne esce con un bellissimo “ma è vero che alla fine muore Quicksilver?”, facendo crollare la Fortezza della Solitudine che mi ero costruito sfuggendo ai social (sono andato a vederlo a due giorni dall’uscita). A sua discolpa pensava che, avendo già letto l’omonimo arco di storie dei comics, fossi già a conoscenza del fatto: peccato che il film non abbia una cippa a che fare con la storia di Bendis.

Insomma, mi sono seduto in sala già con il nervosismo che si impadroniva di me, aumentato anche dal fatto che nel cinema dove sono andato hanno preso la geniale scelta di rimuovere il mio momento preferito: i trailer prima del film. Insomma, tutto questo per dire che probabilmente è anche per questo motivo se non mi sono strappato i capelli e ho urlato al miracolo di fronte ad Avengers Age of Ultron.

In generale l’impressione che ho avuto è quella di un film che per tre quarti della sua durata non fa altro che riempire in maniera piuttosto prevedibile i (pochi) buchi lasciati dai trailer e dai filmati promozionali che avevano preceduto l’uscita. Tutto sembra già visto, le stesse new entries vengono presentate in cinque minuti e date praticamente per scontate: a malapena ti ci affezioni (e difatti quando il Pietro ci lascia le penne ti spiace, ma fino ad un certo punto).

Adesso però non voglio dire che Age of Ultron fa schifo eh, non fraintendetemi. Dico che per tre quarti di film è molto divertente, ma altrettanto banale. Poi c’è quel quarto finale di film però, dove si capisce una cosa: il vero protagonista.

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E per uno che AMA Occhio di Falco (quello di carta, pieno di lividi, cerotti e incapace di gestire una qualunque relazione) questo è veramente un colpo di scena. Improvvisamente ci si rende conto di quanto è facile combattere contro una forma di vista artificiale con tendenze genocide se sei un Dio del Tuono, se hai una armatura tecnologica iperpotenziata, se ti puoi trasformare in un enorme mostro verde.

Ma fallo con due figli (e mezzo) a carico, armato solo di arco e frecce: ecco, così è un tantino più difficile.

Ma tolto il mio amore per Occhio di Falco. il resto, ribadisco, l’ho trovato tutto estremamente normale. In primis Ultron, un villain che entra in scena ed esce in maniera decisamente spettacolare: il problema è quello che fa tra la sua nascita e la sua morte, che non l’ha capito bene nessuno, lui compreso.

Insomma, non una scelta fuori dai binari, se non quella di sviluppare gli eroi meno “super” (pure per la Vedova c’è un gran bell’approfondimento del personaggio), ma anche qui si resta un po’ con l’amaro in bocca. La nascita di una nuova generazione di Avengers (restano Captain America e la Vedova Nera, ai quali si aggiungono Scarlet Witch, Falcon, Visione e War Machine) ai quali si aggiungerà sicuramente anche Spiderman, è un bello spunto in vista della Civil War ma è in questo che in sostanza si riassume per me il film: un bel riempitivo in vista di quello che succederà più avanti.

Off topic a margine: i due Quicksilver (Marvel e Fox) assieme sul set di Kickass nell’ormai lontano 2010. Che strani incroci la vita, a volte.

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Ci è piaciuto Guardiani della Galassia?

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Evitare qualunque informazione per mesi con la speranza di godersi al meglio Guardiani della Galassia è stato molto complicato.

Ma ne è valsa la pena.

Nel film diretto da James Gunn si toccano tutte le emozioni possibili: si piange, si soffre, ci si agita, si ride (molto). E il tutto viene immerso in uno strano mix che fonde la fantascienza ad un immaginario di riferimenti filmici, musicali e culturali che coccolano qualunque spettatore cresciuto negli anni ’80. La dissonanza che ne viene fuori è eccezionale.

Guardiani della Galassia è un film semplice che parla di amicizia. Questo è il suo fantastico pregio: ti offre esattamente quello che promette. E lo fa con una trama lineare, stando sempre sui binari giusti, senza prendersi mai dei tempi morti. Alla scena finale mi ero stupito fossero già passate due ore.

Capitolo personaggi: impossibile non amare ogni membro di questa banda di scappati di casa (in tutti i sensi). Peter Quill, aka Star-Lord, vive in un mondo tutto suo, dove girare rovine nelle profondità dello spazio con un walkman Sony appare la cosa più normale di questo universo; Gamora è si la figliastra di Thanos, verso il quale però c’è solo odio e rancore per avergli sterminato la famiglia; di Drax si sa poco, se non che Ronan gli ha ucciso moglie e figlia, e che la sua specie non comprende le metafore; Rocket è un procione parlante, cacciatore di taglie, che va in giro con il suo fidato amico Groot, un albero umanoide dal cuore puro, e penso che basti.

Conciliare così tanti personaggi all’interno di un film, dando a tutti il giusto spazio, è complicatissimo. In Guardiani della Galassia tutto invece fila via, come se personaggi di cui si sapeva poco o nulla ci  fossero familiari fin dal primo momento. Li guardi e sai già cosa aspettarti: sono esattamente ciò che vogliono sembrare. Breve commento su Rocket: infilare un procione parlante nella mischia può diventare pericoloso, c’è il rischio di svilire il personaggio e renderlo solo una macchietta, buono giusto a vendere peluche alle ragazzine.

E ritorniamo dunque ad un tema che avevo accennato poco fa: la semplicità. Il film sceglie una direzione, la prende e la rispetta fino alla fine. Niente sottotrame disturbanti, niente colpi di scena senza senso. Tutto fila secondo le attese. E, cosa più importante, il film fa tutto questo senza risultare mai banale o scontato, lasciando anche ottimi spunti per un franchise che rischia seriamente di prendere una strada vincente e semi-autonoma nel Marvel Cinematic Universe.

Guardiani della Galassia è un film che ho personalmente amato, anche perché condivido con Peter Quill l’amore per gli oggetti carichi di ricordi del proprio passato. Troverete nostalgia, emozioni, colori e musica che vi regaleranno due ore di divertimento leggero che vi faranno andare a casa felici.

E, fidatevi, non è poca cosa.

ATTENZIONE, ORA SI SPOILERA SULLA SCENA DOPO I TITOLI DI CODA

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La post-credit scene? C’è, ed è chiaramente in tema con il revival degli anni ’80 che permea il film. Si tratta del cameo di Howard il Papero, che già nel 1986 aveva avuto un disastroso film tutto suo. E che in maniera indiretta aveva contribuito a creare la Pixar, ma questa è un’altra storia. Doppiato da Seth Green, il papero, pare, ritornerà in futuro. E, per chi sa di cosa stiamo parlando, non può che essere un bene.

Ah, e giusto per farvelo notare, il bozzolo di Adam Warlock, ben visibile nella scena post-titoli di Thor: The Dark World, è aperto. Anche qui, se si sa di cosa stiamo parlando, possiamo gioire.

Ci è piaciuto The Amazing Spider-Man 2?

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Premessa: il primo film mi ha lasciato abbastanza indifferente. Sono un buon fan dell’arrampicamuri, ma, cinematograficamente parlando, di quella schiera che ha amato davvero molto tutta la prima trilogia di Raimi, e che era certo che difficilmente si sarebbero fatti due primi capitoli migliori (sul terzo si vedrà). Ma oggi concentriamoci su questo nuovo reboot che prende molti spunti dalla versione Ultimate di Spider-Man.

Tornando al primo film, lo avevo mal sopportato per diversi motivi: di certo non per la sceneggiatura, ma per la realizzazione tecnica. Gli scontri tra Spider-Man e Lizard erano realizzati con una CGI ai limiti dell’indecenza per un film del 2012 sui supereroi, senza contare il pessimo design di Lizard; le tante scene utili solo a far pensare “certo che però il 3D, eh”, ma paradossalmente del tutto inutili ai fini della spettacolarità; l’eccessivo e a tratti fastidioso product placement della Sony, che va bene che c’hai i diritti e ti devi promuovere, ma non è possibile che qualunque dispositivo elettronico e a New York è marchiato (ben in primo piano) col tuo nome; un costume che pareva ritagliato da un pallone da basket, con tanto di lenti da occhiali da sole per gli occhi, che lo rendevano, citando l’inarrivabile blog del Doc Manhattan, The Amazing Spalding-Man; la leggera carenza di strizzatine d’occhio ai fan del personaggio, delle chicche un po’ più nascoste per i più attenti.

E The Amazing Spider-Man 2 ha ancora questi (secondo me) problemi? Ecco, perlopiù no, ma non del tutto. La realizzazione tecnica fa un netto passo in avanti: le scene dove Spider-Man sembra muoversi all’interno di un videogioco non interattivo (e non in un ambiente verosimile) sono poche e non di particolare rilevanza. Quelle ammiccanti al 3D ci sono ancora, stavolta in numero ancora maggiore e per quelli (come me) che ci piace ancora il 2D, possono risultare fastidiose. Così come ancora una volta può risultare fastidioso pure il product placement Sony, con la famiglia Parker affezionatissima alla ditta giapponese a quanto pare, anche se STRANAMENTE  l’unico device elettronico rilevante ai fini della trama è targato Hewlett-Packard.

Ma andiamo alle note positive. Il costume: il più bello mai fatto per una trasposizione cinematografica di Spider-Man, punto. Easter eggs? Il film ne è stracolmo, e non fa altro che spararti in faccia, più o meno palesemente, i progetti futuri della Sony per l’Uomo Ragno, che paiono davvero interessanti. Le indiscrezioni sull’eccessiva quantità di villains in questo film crollano nel dimenticatoio dopo la visione, non avendo più motivo di esistere. Anche qui sceneggiatura e regia mi sono piaciute, così come Andrew Garfield, a cui calza a pennello lo Spider-Man simpatico guascone nerd. Emma Stone piace, ci mancherebbe, perché qui è tanto brava quanto bella.

Ed Electro? Lo scontro più tamarro che ricordi nella storia dei film sui supereroi. La colonna sonora si esalta ed esalta, legando Electro alla musica elettronica, anche qui regalando delle simpatiche chicche nella battaglia conclusiva. Bene Dane DeHaan come Harry Osborn, al quale non avrei dato due lire nella versione Green Goblin ed invece ahpperò.

L’epilogo della pellicola, per chi conosce la storia uno dei momenti di maggiore importanza all’interno della storia editoriale e non solo di Spider-Man, è reso in maniera fin troppo scenografica, anche qui ammiccando in maniera insistente al 3D. Non si raggiunge la potenza, il pathos, l’imprevedibilità che in Amazing Spider-Man #121 cambiarono non solo la vita di Spider-Man, ma quella dei fumetti in generale.

QUINDI? Consigliato, andate a vederlo al cinema però, anche perché a casa, se non avete impianto audio e video coi cosiddetti fate prima a non guardarlo. Molto spettacolare, di forte impatto visivo. Si poteva fare di meglio? Decisamente si, MA se non avete mai letto il fumetto e vi piacciono i film ricolmi di effetti speciali potreste apprezzarlo decisamente di più.