Ci è piaciuto Dragon Trainer 2?

How-To-Train-Your-Dragon-2-2014-Movie-Images

Nella storia dell’animazione ci sono stati momenti dove un particolare film ha tracciato la strada da seguire per il successo in maniera decisa e innovativa, spostando gli equilibri e aggiungendo nuovi tasselli al concetto di “animazione per ragazzi”. Per la mia generazione IL film che rappresenta tutto questo è senz’altro Il Re Leone. Si adatta Shakespeare, si canta, si ride, ci si emoziona, si riflette. E si piange. Tantissimo.

Chi mastica un po’ di storia dell’animazione sa che Il Re Leone nel 1994 fu, all’interno della Disney, la causa scatenante di un terremoto societario che portò alle dimissioni dell’allora responsabile del reparto animazione Jeffrey Katzenberg. Quest’ultimo fondò poi la DreamWorks, assieme a Steven Spielberg e David Geffen (l’acronimo SKG rappresenta le iniziali del cognome dei tre membri), con l’obiettivo di competere a pieno regime con la Disney, ormai tutt’altro che velatamente mal sopportata da Katzenberg. Il tutto si concretizzò con la nascita nel 2000 del reparto animazione e con la successiva uscita di Shrek (primo premio Oscar come miglior film d’animazione) che, nelle intenzioni, rappresentava lo schiaffo in faccia al modello disneyano.

Ma tutto questo per dire cosa, insomma? Tutto questo per affermare che Dragon Trainer 2, nelle intenzioni, vuole essere il secondo grande schiaffo in faccia alla Disney da parte della DreamWorks. E il fatto che lo script iniziale, più cupo e ambiguo, sia stato rimaneggiato dai piani alti della casa di produzione (ovviamente Katzenberg) non fa che confermare la mia tesi. Chiaramente non farò nessuno spoiler sul film, ma l’impressione che avrete guardando il film, ed ovviamente il suo momento clou, è quella di una specie di gara (passatemi il termine) a “chi ce l’ha più lungo” con la Disney, con la DreamWorks che stavolta non prende in giro il modello disneyano, ma lo fa suo.

Il primo Dragon Trainer era il gioiello della DreamWorks, per profondità dei messaggi, per la costruzione dei personaggi, per un finale coraggioso, sorprendente e soprattutto potente. Si sentiva il bisogno di un sequel? Assolutamente no, ma stiamo pur sempre parlando della DreamWorks, la casa che ci ha dato 4 Shrek (e lo spinoff sul Gatto con gli stivali), 3 Madagascar (più il prossimo film sui Pinguini), 2 Kung Fu Panda (con il terzo episodio in lavorazione). Abituata com’è a mungere i propri franchise di successo fino all’ultima goccia era inevitabile che arrivasse. Tra l’altro è già sicuro che ci sarà anche Dragon Trainer 3, dato che il regista e sceneggiatore Dean DeBlois (regista anche nel primo con Chris Sanders, qui produttore) ha accettato di realizzare il secondo capitolo a patto di realizzare SOLO una trilogia (e cercano già di convincerlo a pensare al quarto).

Dunque non se ne sentiva il bisogno, ma quello che vi stupirà di questa pellicola è proprio la coerenza con l’universo narrativo del precedente capitolo. Sono passati 5 anni dagli eventi del primo film e tutto è esattamente come qualunque persona potrebbe pensare. I personaggi non sono stati stravolti e portano visibilmente segni di invecchiamento e maturazione, fisica e mentale.

I nuovi personaggi non sono stati inseriti in maniera forzata e tutto è spiegato e spiegabile. L’unico pretesto narrativo un po’ campato per aria riguarda, forse, giusto la cicatrice di Hiccup, ma non pregiudica minimamente la qualità del film. E se gli amanti della qualità difficilmente resteranno delusi, anche quelli della pucciosità avranno pane per i loro denti, con i draghi, Sdentato in primis, in versione “micioni coccoloni con le squame”. E, si sa, i gattini domineranno il mondo.

La grafica vi lascerà a bocca aperta e, incredibile a dirsi in un film dove si cavalcano draghi, non è assolutamente finalizzata alla commercializzazione della visione in 3D del film. E questo è un altro grande sigillo di qualità. Mi dicono dalla regia che inoltre per il film è stata utilizzata per la prima volta una tecnica denominata “elaborazione scalabile multi-core”, sviluppata con Hewlett-Packard e destinata a rivoluzionare il mondo dell’animazione computerizzata (almeno secondo quanto afferma Katzenberg). I risultati sono comunque eccezionali.

Il film in più occasioni strizza palesemente l’occhio a Guerre Stellari e, come anticipato, a Il Re Leone, senza mai risultarne una brutta scopiazzatura. Fate sempre attenzione a quello che succede sullo sfondo, perché non esistono punti morti e, vi ricordo, nulla viene lasciato al caso.

Con questo gioiellino di pellicola vi farete delle grandissime risate, ve lo assicuro. Vi emozionerete, vi innamorerete.

E piangerete.

Esattamente come ha fatto il bambino seduto vicino a me al cinema e consolato dai genitori. E direi che a prescindere da quello che posso dirvi io, è questo l’unico sigillo di qualità che conta davvero.

Annunci

Lo Spot Celebrativo di Sky Movies Disney: scoviamo tutte le citazioni!

Amo gli Easter Eggs. Di conseguenza, amo questo video, realizzato dagli inglesi di Sky Movies HD per celebrare un anno del loro canale dedicato ai film Disney. O comunque una roba simile a quanto ho capito. Ma quello che conta è comunque il fatto che è aperta la caccia.

LISTA IN CONTINUO AGGIORNAMENTO

0:01 Trilli che attraversa il Tower Bridge

0:02 La Sirenetta su uno scoglio nel Tamigi

0:03 Dumbo che vola sopra alla Perla Nera. Nel cielo poi un coccodrillo di nuvole

0:08 Rudy, Anita e buona parte dei 101 Dalmata

0:09 Siamo a Cherry Tree Lane, dove abitava Mr. Banks con la sua famiglia

0:10 Il negozio si chiama Glass Slipper Curiosity (Rarità della Scarpetta di Cristallo) e Cenerentola sta spazzando sognante

0:11 Ok, la vetrina: i biscotti “Mangiami” di Alice e il cappello del Cappellaio Matto (sinistra alto); Tockins, Lumière e Mrs. Bric (sinistra basso); lo specchio della strega di Biancaneve, Grimilde (destra alto); l’arco di Merida e la scarpetta di Cenerentola. Inoltre il campanaccio è fatto con la coda di Ih-Oh

0:12 Gli uccellini di Biancaneve (ma pure di Cenerentola, Aurora e altri…)

0:13 Il cartello Scales and Arpeggios, riferimento alla canzone degli Aristogatti

0:14 Nana (Peter Pan) ed alle sue spalle un muro fatto di porte di Monsters, Inc., senza tralasciare poi i poster sul muro, con a sinistra quelli che sembrano Nemo e il Beccaccino

0:15 Oltre all’ovvio cancello di Topolino: l’Olimpo tra i due palazzi, su uno dei quali si arrampica Elastigirl

0:16 Peter, Wendy, Gianni e Michele che volano su un cielo identico alla tappezzeria della camera di Andy in Toy Story

0:20 Vabbè, Lilli e il Vagabondo MA c’è pure la mela di Biancaneve sul tavolo

0:23 La Torre di Rapunzel e appena dietro, in basso, LA RUPE DEI RE

0:26 Belle che legge tra La Spada nella Roccia e la Rosa della Bestia. Sotto quest’ultima un cartello per il Bosco dei Cento Acri, che però sembra portare al labirinto di Alice

0:28 Il Bianconiglio con tanto di orologio

0:29 I palloncini di Up

0:31 La carrozza di Cenerentola davanti ad un palazzo con pubblicità di: “Harryhausen’s”, il ristorante sushi di Monsters, Inc.; Wall-E e Eve; il Cozy Cone Motel di Cars. Sulla costruzione di fronte con la scritta Flynn’s (Rider?) il logo degli Incredibili, a sua volta davanti al palazzo del gioco Felix Aggiustatutto, pur senza Ralph

0:33 I giocattoli che attraversano la strada sotto i birilli come in Toy Story 2. Inoltre dalla finestra sopra al dentista P. Sherman (con tanto di acquario con Nemo) a Jasmine scappa dalle mani il Tappeto Volante

0:35 Davanti al negozio di Geppetto e Figlio (Pinocchio) passeggiano sette piccoli operai le cui ombre ricordano parecchio quelle di alcuni famosi nani

0:38 Il ristorante 5 stelle Gusteau’s, con tanto di Remy sull’uscio. Che si trova all’angolo di Wallaby Way (ovvio, vista la presenza del dentista P.  Sherman)

0:39 Intanto spunta il maggiolino Herbie, mentre Mary Poppins vola sopra la Cattedrale di Notre Dame

0:42 Sul bordo della strada spunta un Gargoyle, mentre nel palazzo dove amoreggiano Romeo e Duchessa si vede la sagoma di Topolino

0:44 Mary Poppins incrocia i suoi amici spazzacamini sopra i tetti di Londra

0:47 Le amate lanterne di Rapunzel

0:49 Sotto la Luna, la seconda stella a destra 

0:52 Trilli riattraversa il Tower Bridge

Le derive Pop del Rinascimento Disneyano

“Se alla Baba Jaga delle fiabe russe si cambia il nome in Maga, Fata o Strega e si eliminano elementi peculiari del suo aspetto, sostituendoli con altri della cultura in cui viene inserita, non avremo infine un personaggio conforme al nuovo contesto? Di Base è questa l’operazione effettuata dai film Disney di questo decennio, una sottile e ben congegnata omologazione degli immaginari fiabeschi che è stata possibile, a mio parere, anche grazie ad un chiaro effetto della globalizzazione.”

(Tommaso Ceruso, Tra Disney e Pixar – La “maturazione” del cinema d’animazione Americano, Roma, Sovera, 2013, p. 52)

In un film come Oliver & Company (precursore del Rinascimento Disney) sono stati introdotti dei commercial di marche esistenti dentro una cartone animato: il risultato è stato quello di creare una New York pienamente coerente con quella appartenente al mondo reale. Da La Sirenetta in poi la Disney, per mantenere una buona dose di plausibilità e vicinanza al mondo spettatoriale, punta fortemente sulla profilazione dei personaggi in chiave pop.

La cultura che ha dato origine al film si sponsorizza ampiamente nello svolgersi della storia, in maniera addirittura palese in alcuni siparietti comici (le Air-Herc di stampo Nike visibili in Hercules per esempio).

air herc

Quella della ricostruzione del personaggio in chiave contemporanea al film di riferimento non è una azione nuova per la Disney: lo stesso Topolino deve molto, per movimenti ed espressioni facciali, a Buster Keaton, per stessa ammissione di Walt. Ma nella collana di punta della Disney, ovvero I Classici, l’azione di attualizzazione dei personaggi avrebbe tradito la filosofia della stessa, che puntava a creare pellicole che non fornissero riferimenti culturali ben precisi, in modo tale da poterle rendere sempre proponibili, senza legare aree di comprensione del testo filmico ad una fase storica.

Il cambio di direzione scelto nel Rinascimento tradisce in più occasioni la scelta fatta fino a quel momento, ma determina anche il successo degli Studios. Rispetto all’azione compiuta in Oliver & Company la Disney decise di imbottire di riferimenti pop non l’ambientazione dei film, ma i personaggi, che in fase di costruzione vennero dotati di aspetto, movenze, voci e carattere di personaggi famosi e riconoscibili.

Ne La Sirenetta l’aspetto di Ariel fu basato su quello dell’attrice Alyssa Milano, che all’epoca (1989) era famosa per interpretare il ruolo della teenager protagonista nel telefilm Casalingo Superpiù, uno dei prodotti di spicco della ABC. Anche Ursula ebbe una base di ispirazione reale, ovvero la popolare drag queen Divine, mentre per Sebastian è evidente l’omaggio a Sammy Davis Junior.

A Belle ne La Bella e la Bestia fu dato l’atteggiamento spensierato di Judy Garland ne Il Mago di Oz, mentre i disegni del suo volto si basarono sulla bellezza di Liz Taylor e della giovane Angelina Jolie. Gaston invece si rifà ai bellocci stereotipati da soap opera. Aladdin possiede l’atteggiamento di Michael J. Fox in Ritorno al futuro con l’aspetto di Tom Cruise, e il design dei suoi pantaloni si rifà a quello del rapper MC Hammer; i lineamenti del Genio sono palesemente quelli del suo doppiatore, Robin Williams.

Nonostante l’aspetto animalesco, tratti di caricature pop si possono trovare anche ne Il Re Leone: Mufasa possiede la voce di James Earl Jones, ovvero quella di Darth Vader in Guerre Stellari, e il volto di Sean Connery; le Iene Shenzi e Banzai hanno i volti delle loro voci, Whoopi Goldberg e Cheech Marin, mentre il loro terzo compagno, Ed, è basato sull’aria scatenata di Eddie Van Halen.

In Pocahontas John Smith possiede i tratti fisici dell’attore Sean Bean, scartato come voce perché non ancora molto famoso negli Stati Uniti, e sostituito nel doppiaggio da Mel Gibson, appena uscito al cinema nel 1995 con BraveheartPer Hercules Danny DeVito fu voce e design di Filottete, così come James Woods lo fu di Ade.

Il drago Mushu in Mulan possiede l’umorismo di Eddie Murphy, che lo doppia, e ne condivide i baffi e il naso. Ne Il Gobbo di Notre Dame sono i tre gargoyle ad essere basati sui loro doppiatori: Charles Kimbrough (tra i protagonisti di Murphy Brown), Jason Alexander (Seinfeld) e Mary Wickes (vista poco prima del 1996 come Suor Maria Lazzara in Sister Act). Senza dimenticare Demi Moore nei panni di Esmeralda, che ne riprende la voce, il fisico e il volto (chiaramente in versione gitana).

Questa tendenza sembra affievolirsi in Tarzan, dove compaiono comunque grandi nomi tra i doppiatori, su tutti Glenn Close, ma senza caratterizzazioni di design subito riconoscibili. É il segno del passaggio dal Rinascimento Disney all’era successiva. É comunque evidente come tutti questi film siano accomunati da questa stessa tendenza: i due mondi, diretto e indiretto, trovano punti di collisione in una costruzione dei personaggi in chiave pop che fornisce un continuo «botta e risposta tra contemporaneità e arcaicità».

#Sapevatelo: 5 cose su… Le Follie dell’Imperatore

The Emperor's New Groove

1) Definire problematico lo sviluppo di questo film è riduttivo: nel 1994, in pieno Rinascimento Disney, viene messo in cantiere il progetto Kingdom Of The Sun, un musical animato affidato alla regia di Roger Allers (che aveva diretto con Rob Minkoff Il Re Leone). Il tutto ruota attorno alla figura di un giovane imperatore egoista che scopra un contadino suo sosia e decide di “scambiarsi” le vite. L’Imperatore però deve fare i conti con la perfida Yzma, strega che evoca un demone per catturare il potere del sole e rimanere giovane per sempre. Scoperto lo scambio tra l’imperatore e il povero, decide di trasformare il primo in un lama e di soggiogare il secondo per poter raggiungere più facilmente il suo scopo. L’imperatore, trasformato, imparerà il valore dell’umiltà e troverà l’amore di una pastorella di lama, prima di sconfiggere la strega e bla bla fino al lieto fine (in generale notevole influenza di Il Principe e il Povero). I primi test di fronte al pubblico danno risultati pessimi, e tra modifiche e rimandi, arriva il 1999, quando a Allers viene dato l’ultimatum dell’estate del 2000. Chiede più tempo, non glielo danno e lui se ne va: il CEO Disney Eisner dà al produttore Randy Fullmer DUE SETTIMANE per salvare il progetto, prima di chiuderlo definitivamente. Fullers e i suoi collaboratori stravolgono tutto, cambiano il titolo e di fatto nel dicembre del 2000 (leggero ritardo) fanno uscire quella perla di Le Follie dell’Imperatore, che costa 100 milioni dollari e al botteghino ne incassa 169 (risultato un po meh, ma a noi ci piace comunque).

2) Nel 1994 inoltre fu messo sotto contratto tra l’altro Sting, che fiutò (male) l’odore di successo, sulla scia di quanto fatto da Elton John ne Il Re Leone. Scrisse e cantò tutti i brani del suddetto musical prima del cambio radicale del film, che rese praticamente inutile tutto il suo lavoro, in quanto erano mutati la trama e il genere: di fatto una sola canzone fu mantenuta nel film (“My Funny Friend and Me”, candidata anche agli Oscar). Sting la prese bene, direi: “All’inizio dopo la notizia mi sono sentito arrabbiato e un po’ turbato. Poi ho capito di volere vendetta.” Vendetta che indirettamente preparò sua moglie, Trudie Styler. La signora, all’interno dell’accordo economico per l’ingaggio del marito, aveva ottenuto di poter filmare tutta la preparazione del lungometraggio per poterne realizzare un documentario. Ne venne fuori un prodotto che mette in luce gli aspetti più cupi e critici della travagliata realizzazione di questo film. Il documentario in questione si chiama The Sweatbox e l’hanno visto in pochissimi, perché la Disney stessa, che (chiamala scema) ne deteneva i diritti, si è guardata bene dallo sputtanarsi facendolo girare. Tanto per dire si chiama The Sweatbox (riprendendo il termine coniato dallo stesso Walt Disney) perché “a causa della mancanza di aria condizionata, gli animatori erano costretti a lavorare con un caldo allucinante, sudando in maniera indecente mentre il loro lavoro veniva osservato e criticato dai dirigenti”.

3) Come la quasi totalità dei film di animazione anche questo è ricco di riferimenti e citazioni. Quelle da segnalare sono però due, davvero interessanti. La prima riguarda il candelabro che Kronk accende prima della cena (con veleno, quel veleno) preparata appositamente per Kuzco. Pare che il volto che si vede sia uno dei personaggi dello script originale dell’opera, come si può vedere anche dai disegni (vedere il tizio fisicato).

kronk

425735-kingdom_of_the_sun1

Altra interessante citazione si ha quando Kuzco, solo nella giungla, assiste alla scena di una mosca che supplica aiuto e che viene mangiata da un ragno. Anche qui il riferimento è alla scena finale del film horror L’Esperimento del Dottor K, dove il protagonista a seguito di un fallimentare esperimento si ritrova mutato in una mosca. Insomma un cult tra i film relativi alle metamorfosi.

4) Il finale originale della storia (rivoluzionata) vedeva Kuzco che, una volta ritornato umano, costruiva comunque la sua amata Kuzcotopia, ma non sulla collina di Pacha, bensì su quella a fianco, invitando la famiglia dell’amico a vederla e a divertirsi con lui nel suo parco divertimenti. Tuttavia ancora Sting, sempre un po’ incazzato, spedì una nota alla produzione, facendo notare che se davvero fosse finita così, la storia non avrebbe portato ad un reale cambiamento di Kuzco, che avrebbe fatto sfoggio della sua opulenza in mezzo ai villaggi dei poveri contadini. I produttori dissero “và che c’hai ragione” e modificarono la conclusione in quella odierna, con l’Imperatore che si costruisce una casetta uguale a quella di Pacha e si diverte nei luoghi naturali delle colline insieme a Pacha e alla sua famiglia.

5) Le Follie dell’Imperatore è il primo lungometraggio animato dal 1990 in poi a non essere strutturato come un musical. L’ultimo a non esserlo era stato Bianca e Bernie nella Terra dei Canguri: di fatto segna una prima svolta nel post era rinascimentale della Disney, anche se, come abbiamo visto nei primi punti, il film doveva essere ancora strutturato secondo la formula (vincente e sicura) del musical.

BONUS) Il nostro idolo Kronk, non tutti lo sanno, oltre ad essere un amabile idiota ha un cognome altrettanto idiota. Ed è Pepikrankenitz: viene rivelato in una puntata dello spinoff del film, The Emperor’s New School.

Il rinnovato carisma degli antagonisti del Rinascimento Disneyano

DisneyVillains

Le storie del Rinascimento Disneyano hanno avuto una accoglienza di critica e di pubblico così positiva grazie anche al fatto che mai prima d’ora i cattivi sono apparsi tanto crudeli ed egoisti quanto ricchi di carattere e determinazione,  caratteristiche che li hanno resi icone del cinema animato. I primi antagonisti sviluppati da Disney incarnavano bene l’oscurità, i sentimenti negativi da cui l’eroe, e lo spettatore, dovevano guardarsi: personaggi come Malefica, la matrigna di Biancaneve o di Cenerentola, sono villains privi in maniera assoluta di sentimenti positivi. Possiedono ossessioni ma nel loro agire rimangono perennemente lucidi ed esattamente come l’eroe sono unidimensionali, incapaci di sfumature.

Il Rinascimento Disney pesca dal proprio passato, dalla propria classicità, per restituirci una nuova tipologia di nemico: al carattere crudele, incapace di comprensione e archetipico dell’antagonista, aggiunge la nevrosi, o una lucida follia. Sono calcolatori, viscidi, e per molti tratti geniali. Hanno obiettivi ben precisi, che riguardano perlopiù il mantenimento o la raggiunta di un potere personale senza limiti. Ed è proprio questo comportamento folle, lontano dai canoni classici, che nella quasi totalità delle storie li conduce alla pazzia e all’autodistruzione, ed in alcuni casi li rende addirittura affascinanti e divertenti agli occhi dello spettatore (è il caso di Scar, Jafar e Ade).

I deliri di onnipotenza accecano Ursula e Jafar, che non si avvedono dei rispettivi pericoli una volta raggiunto il massimo del potere ottenibile (il Tridente per Ursula, la trasformazione in Genio per Jafar), tanto che la strega del mare viene uccisa trafitta da Eric che sfrutta il bompresso della nave distrutta dalla tempesta scatenata da lei stessa, mentre il visir non si rende conto che il potere del genio lo relegherebbe ad una vita di schiavitù dentro la lampada. Scar e Ade sono due personaggi che condividono l’odio e l’invidia per i rispettivi fratelli e molti tratti del carattere: entrambi sono privi di grande forza bruta (Ade la ruba ad Ercole per realizzare il suo piano), sono manipolatori, non agiscono mai in prima persona (Pena e Panico per Ade, le Iene per Scar) e, soprattutto, sono grandi oratori, al limite del logorroico. Entrambi condividono una certa facilità all’arrabbiatura, che può sfogarsi in un repentino cambio di umore.

Non sempre poi siamo in presenza di personaggi dai poteri sovrannaturali: Frollo e Ratcliffe ricoprono ruoli di potere, giudice il primo, governatore il secondo, e combattono contro un presunto nemico colpevole di essere diverso da loro (gli zingari e gli indiani), con lo scopo di affermare maggiormente la loro posizione a livello sociale. Il primo morirà cadendo da un balcone della cattedrale, il secondo sarà ridotto alla povertà.

Agiscono sempre contro una razza diversa dalla loro ma per interessi a livello personale e non sociale (ovvero per invidia e denaro) i due cacciatori Gaston e Clayton: entrambi sono destinati a perdere del tutto la lucidità mentale durante le sfide finali, con il primo che finirà vittima di una caduta in burrone in seguito ad un assalto alle spalle della Bestia, il secondo si impiccherà inavvertitamente nello spasmodico tentativo di liberarsi dalle liane in cui lo aveva intrappolato Tarzan. Infine in Mulan c’è la forza bruta e senza scrupoli di Shan Yu e del suo esercito, anche se in questo caso a spaventare davvero, oltre al suo design, è il suo semi-mutismo, che lo porta a parlare tramite la distruzione.

Abbiamo visto come questa serie di antagonisti appaia inevitabilmente diversa da quella dell’arco dei film classici: solo il Capitan Uncino di Le avventure di Peter Pan (1953) è accomunabile a questo gruppo, condividendone il tratto schizofrenico. A differenza del passato dunque abbiamo antagonisti prede di ossessioni non lucide ed in sostanza dei cattivi più umani, più vicini al mondo dello spettatore, con una azione analoga a quanto effettuato con l’eroe.

Paladino che, tra l’altro, non arriva mai a infliggergli il colpo di grazia in maniera diretta in nessun film, per non macchiare il proprio stato di purezza: Ursula viene uccisa da Eric, non da Ariel; Gaston cade nel burrone dopo che la Bestia gli aveva risparmiato la vita e lui la aveva attaccata nuovamente; la lampada di Jafar viene lanciata nel deserto e dispersa dal Genio; Scar dopo essere stato salvato da Simba viene lasciato alle Iene, che aveva appena accusato di essere responsabili del suo agire; Ratcliffe viene arrestato da Thomas, compagno di Smith, e ridotto in povertà; Frollo cade mortalmente dalla cattedrale; Ade in seguito ad un pugno di Hercules cade nel fiume Stige, dove sono le anime dei defunti a trascinarlo via; è Mushu a sparare il razzo che colpisce Shan Yu; ed infine Clayton si impicca da solo involontariamente con delle liane, ignorando il tentativo di Tarzan di salvargli la vita. D’altronde «l’eroe è modello archetipico e schema del giusto modo di comportarsi» e non può di conseguenza macchiarsi di un’azione malvagia come quella dell’eliminazione dell’antagonista.

Come ti risveglio la Bella Addormentata

70ac95cc957a855aa755799fd209aa2396e163fa

Nel 2009 il produttore Disney Don Hahn e il collega Peter Schneider (non più alla House of Mouse dal 2001) hanno portato agli occhi del mondo il documentario Waking Sleeping Beauty (in italiano tradotto con il pessimo Il Risveglio della Magia). In America ha avuto una distribuzione al cinema limitata a partire dal 26 marzo del 2010 (in anteprima il 6 settembre 2009 al Telluride Festival), anche perché racconta molti dei retroscena scomodi della “fabbrica” Disney dal 1980 al 1994, tra dispetti, invidie e ambizioni aziendali.

In Italia è stato trasmesso un’unica volta, esclusivamente in tv, il 27 ottobre 2011 su Rai1. Nonostante questo, stavolta la Rai ci ha fatto l’enorme favore di renderlo disponibile in versione integrale e tradotta per il proprio archivio digitale. Se siete interessati a scoprire come sono nati i film della vostra infanzia e chi dovete ringraziare se siete venuti su con sogni e speranze, vi consiglio di dargli una bella guardata (vi basterà cliccare sull’immagine qui sopra o, se siete pigri, qui). Non ve ne pentirete.

Get Your Own Movie!