Memorable Quotes #13

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“Sono libero… sono libero. Presto, dai chiedimi una cosa assurda! Dai! Dai! Dai! Chiedi il Nilo! Dimmi che vuoi il Nilo! Dai, prova!

…Col cavolo! Ahahahah!”

(Genio, Aladdin)

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#Sapevatelo: 5 cose su… Aladdin

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1) Partiamo con un po’ di numeri, che fanno sempre bene: Aladdin è costato 28 milioni di dollari, incassandone più di 500 in tutto il mondo (circa 220 in America e 280 nel resto). Il che, se ci ricordiamo di essere nel 1992, è decisamente incredibile, visto che si tratta del primo cartone animato ad abbattere la soglia dei 200 milioni. Aggiungi che parliamo del film che nel 1992 al botteghino ha sbaragliato la concorrenza di pellicole come Guardia del Corpo, Mamma ho riperso l’aereo, Basic Instinct, Arma Letale 3, Batman Returns e Sister Act. Oppure che quando il film fu distribuito per la prima volta in VHS tirò su un qualcosa come una vendita di 25 milioni di copie. A sua insaputa inoltre, è di Aladdin la colpa della nascita degli odiosi sequel (o prequel) in videocassetta dei Classici Disney: la storia del nostro amico ladruncolo andò così bene nel mercato VHS che decisero di provare a distribuire solo per l’Home Video nel 1994 Il Ritorno di Jafar, che fu un successo e che inaugurò questa fastidiosa tendenza…

2) Aladdin, nonostante tragga MOLTI spunti dal film del 1940 Il Ladro di Bagdad (per alcuni si tratta pure di un mezzo plagio), è tratto dalla storia La Lampada di Aladino, ma il protagonista è ben diverso da chi lo ha ispirato: nel racconto delle Mille e Una Notte è un fannullone perdigiorno, orfano di padre, che non fa altro che far innervosire la madre. Quest’ultima era presente nella prima elaborazione del film, ricoprendo un ruolo centrale, tanto che tra le tante canzoni realizzate e non utilizzate nel film ce n’è una intitolata “Proud of Your Boy”.

La pellicola fu poi rivoluzionata in seguito a quello che fu definito Black Friday (potete approfondire nel documentario Waking Sleeping Beauty) da parte dell’allora capo dell’animazione Jeffrey Katzenberg, secondo cui tutto quello che era stato elaborato fino a quel momento (e voleva dire MOLTO) non andava per niente bene. Data la mancanza di contraddittorio, aveva ragione.

3) Ve la ricordate la scena in cui il Genio finisce la sua prima canzone “Un Amico Come Me” e si mette in posa in attesa degli applausi di Al, Abu e del Tappeto, con tanto di cartello luminoso?

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Ecco. La nascita di questa scena ha una storia particolare: durante i normali test di proiezione fatti davanti ad un pubblico SELEZIONATISSIMO con il film in fase sperimentale e non ancora completamente realizzato dopo la canzone del Genio NESSUNO in sala applaudì. Silenzio tombale. Il fatto risultò così strano che la scena fu comunque mantenuta, ma fu inserito il segnale luminoso “Applause”: un po’ per scherzo, un po’ per non buttare via il lavoro realizzato. Il risultato? L’aggiunta funzionò alla grande: la stessa scena alla prima del film scatenò ordate di applausi.

4) Un po’ di facts sui personaggi. Di Aladdin abbiamo già detto QUI di come sia basato sul’aspetto di Tom Cruise, con la personalità di Michael J. Fox e uno stile nel vestire derivato da un misto tra i modelli a torso nudo di Calvin Klein e i pantaloni bracaloni di MC Hammer. La principessa Jasmine è stata la prima nella storia della Disney a non avere origini caucasiche e fonti non ufficiali dicono che sia basata sull’aspetto di Jennifer Connelly (all’epoca al cinema con The Rocketeer). La voce di Abu, realizzata dal doppiatore Frank Welker, esce dalla stessa bocca che ha realizzato anche le scimmie naziste in Indiana Jones e I Predatori dell’Arca Perduta, ma anche del protagonista del cartone per bambini Il Curioso George (oltre ad essere la voce di Scooby Doo, Mordicchio di Futurama e Tokka e Rahzar nel SECONDO FILM DELLE TARTARUGHE NINJA). Si dice poi che per la figura di Jafar sia stato preso come ispirazione il personaggio ZigZag del film d’animazione The Thief and The Cobbler di Richard Williams.

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Le similitudini sono palesi: aggrottiamo le sopracciglia. Infine il Genio, un personaggio che rompeva gli schemi a che doveva più alla tradizione della Warner Bros che a quella Disneyana. A Robin Williams, sua voce, fu data libertà massima di espressione, tanto che lui ci mise dentro un sacco di imitazioni. Williams tra l’altro a causa del Genio litigò furiosamente con la Disney, con la quale si rifiutò di lavorare per lungo periodo: difatti accettò di prestare la voce al personaggio al minimo salariale al patto che il suo volto non fosse usato per scopi commerciali e il suo personaggio non occupasse più del 25% dello spazio dei cartelloni pubblicitari. Questo perché Williams era al cinema nello stesso periodo con quel COLOSSALE flop che fu Toys, di cui era protagonista e testimonial. La Disney ovviamente accettò l’accordo e se lo dimenticò il giorno dopo, piazzando Williams e il Genio OVUNQUE. Ci vollero parecchie scuse, un originale Picasso comprato dal CEO Disney Eisner e rifiutato dall’attore, oltre alla cacciata di Katzenberg, prima che Williams tornasse a lavorare con la Disney (nel 1996 con il film Jack). 

5) Quinto punto ma al primo posto per importanza. L’idea della realizzazione di un musical animato della storia di Aladdin fu data alla Disney già nel 1988 da Howard Ashman. Per chi non lo conoscesse, sappiate che dobbiamo a quest’uomo molto della nostra infanzia disneyana. Ashman era infatti un geniale autore di testi, premio Oscar con il musicista Alan Menken per “Under The Sea” de La Sirenetta e “Beauty and The Beast” dell’omonimo film. Per Aladdin Ashman scrisse la bellezza di 11 canzoni (non tutte utilizzate poi) e considerava quest’opera la più importante della sua carriera, tanto da pensare di rifiutare di lavorare su La Bella e La Bestia per potersi concentrare solo su Aladdin. Piccolo particolare di rilevanza abbastanza elevata: nel 1990, due giorni dopo aver ricevuto il suo primo Oscar rivelò all’amico Menken di essere malato di AIDS e di avere poco tempo a disposizione per poter ultimare il suo lavoro. Ashman morirà il 14 marzo del 1991, nel pieno del lavoro per Aladdin, e non farà purtroppo in tempo né a vedere realizzata la sua creatura prediletta, né a ritirare di persona il suo secondo Oscar per La Bella e La Bestia nel 1992, dove gareggiavano tre sue canzoni su cinque nomination (“Beauty and the Beast”, “Belle”, “Be Our Guest”). Sulla sua lapide c’è scritto: “O that he would have but one more song to sing”.

EXTRA) Nel 1998 la Disney diede alla luce uno spinoff di Hercules per Disney Channel, realizzando una serie animata di 65 episodi. Di questa ci interessa l’episodio 56 “Hercules and the Arabian Night” in cui abbiamo un fantastico CROSSOVER CON IL MONDO DI ALADDIN. Ade riporta in vita Jafar e si allea con lui, con Hercules e Aladdin chi si trovano a combatterli fianco a fianco. Assente ingiustificato della puntata però è il Genio. Purtroppo.

Le derive Pop del Rinascimento Disneyano

“Se alla Baba Jaga delle fiabe russe si cambia il nome in Maga, Fata o Strega e si eliminano elementi peculiari del suo aspetto, sostituendoli con altri della cultura in cui viene inserita, non avremo infine un personaggio conforme al nuovo contesto? Di Base è questa l’operazione effettuata dai film Disney di questo decennio, una sottile e ben congegnata omologazione degli immaginari fiabeschi che è stata possibile, a mio parere, anche grazie ad un chiaro effetto della globalizzazione.”

(Tommaso Ceruso, Tra Disney e Pixar – La “maturazione” del cinema d’animazione Americano, Roma, Sovera, 2013, p. 52)

In un film come Oliver & Company (precursore del Rinascimento Disney) sono stati introdotti dei commercial di marche esistenti dentro una cartone animato: il risultato è stato quello di creare una New York pienamente coerente con quella appartenente al mondo reale. Da La Sirenetta in poi la Disney, per mantenere una buona dose di plausibilità e vicinanza al mondo spettatoriale, punta fortemente sulla profilazione dei personaggi in chiave pop.

La cultura che ha dato origine al film si sponsorizza ampiamente nello svolgersi della storia, in maniera addirittura palese in alcuni siparietti comici (le Air-Herc di stampo Nike visibili in Hercules per esempio).

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Quella della ricostruzione del personaggio in chiave contemporanea al film di riferimento non è una azione nuova per la Disney: lo stesso Topolino deve molto, per movimenti ed espressioni facciali, a Buster Keaton, per stessa ammissione di Walt. Ma nella collana di punta della Disney, ovvero I Classici, l’azione di attualizzazione dei personaggi avrebbe tradito la filosofia della stessa, che puntava a creare pellicole che non fornissero riferimenti culturali ben precisi, in modo tale da poterle rendere sempre proponibili, senza legare aree di comprensione del testo filmico ad una fase storica.

Il cambio di direzione scelto nel Rinascimento tradisce in più occasioni la scelta fatta fino a quel momento, ma determina anche il successo degli Studios. Rispetto all’azione compiuta in Oliver & Company la Disney decise di imbottire di riferimenti pop non l’ambientazione dei film, ma i personaggi, che in fase di costruzione vennero dotati di aspetto, movenze, voci e carattere di personaggi famosi e riconoscibili.

Ne La Sirenetta l’aspetto di Ariel fu basato su quello dell’attrice Alyssa Milano, che all’epoca (1989) era famosa per interpretare il ruolo della teenager protagonista nel telefilm Casalingo Superpiù, uno dei prodotti di spicco della ABC. Anche Ursula ebbe una base di ispirazione reale, ovvero la popolare drag queen Divine, mentre per Sebastian è evidente l’omaggio a Sammy Davis Junior.

A Belle ne La Bella e la Bestia fu dato l’atteggiamento spensierato di Judy Garland ne Il Mago di Oz, mentre i disegni del suo volto si basarono sulla bellezza di Liz Taylor e della giovane Angelina Jolie. Gaston invece si rifà ai bellocci stereotipati da soap opera. Aladdin possiede l’atteggiamento di Michael J. Fox in Ritorno al futuro con l’aspetto di Tom Cruise, e il design dei suoi pantaloni si rifà a quello del rapper MC Hammer; i lineamenti del Genio sono palesemente quelli del suo doppiatore, Robin Williams.

Nonostante l’aspetto animalesco, tratti di caricature pop si possono trovare anche ne Il Re Leone: Mufasa possiede la voce di James Earl Jones, ovvero quella di Darth Vader in Guerre Stellari, e il volto di Sean Connery; le Iene Shenzi e Banzai hanno i volti delle loro voci, Whoopi Goldberg e Cheech Marin, mentre il loro terzo compagno, Ed, è basato sull’aria scatenata di Eddie Van Halen.

In Pocahontas John Smith possiede i tratti fisici dell’attore Sean Bean, scartato come voce perché non ancora molto famoso negli Stati Uniti, e sostituito nel doppiaggio da Mel Gibson, appena uscito al cinema nel 1995 con BraveheartPer Hercules Danny DeVito fu voce e design di Filottete, così come James Woods lo fu di Ade.

Il drago Mushu in Mulan possiede l’umorismo di Eddie Murphy, che lo doppia, e ne condivide i baffi e il naso. Ne Il Gobbo di Notre Dame sono i tre gargoyle ad essere basati sui loro doppiatori: Charles Kimbrough (tra i protagonisti di Murphy Brown), Jason Alexander (Seinfeld) e Mary Wickes (vista poco prima del 1996 come Suor Maria Lazzara in Sister Act). Senza dimenticare Demi Moore nei panni di Esmeralda, che ne riprende la voce, il fisico e il volto (chiaramente in versione gitana).

Questa tendenza sembra affievolirsi in Tarzan, dove compaiono comunque grandi nomi tra i doppiatori, su tutti Glenn Close, ma senza caratterizzazioni di design subito riconoscibili. É il segno del passaggio dal Rinascimento Disney all’era successiva. É comunque evidente come tutti questi film siano accomunati da questa stessa tendenza: i due mondi, diretto e indiretto, trovano punti di collisione in una costruzione dei personaggi in chiave pop che fornisce un continuo «botta e risposta tra contemporaneità e arcaicità».

Il rinnovato carisma degli antagonisti del Rinascimento Disneyano

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Le storie del Rinascimento Disneyano hanno avuto una accoglienza di critica e di pubblico così positiva grazie anche al fatto che mai prima d’ora i cattivi sono apparsi tanto crudeli ed egoisti quanto ricchi di carattere e determinazione,  caratteristiche che li hanno resi icone del cinema animato. I primi antagonisti sviluppati da Disney incarnavano bene l’oscurità, i sentimenti negativi da cui l’eroe, e lo spettatore, dovevano guardarsi: personaggi come Malefica, la matrigna di Biancaneve o di Cenerentola, sono villains privi in maniera assoluta di sentimenti positivi. Possiedono ossessioni ma nel loro agire rimangono perennemente lucidi ed esattamente come l’eroe sono unidimensionali, incapaci di sfumature.

Il Rinascimento Disney pesca dal proprio passato, dalla propria classicità, per restituirci una nuova tipologia di nemico: al carattere crudele, incapace di comprensione e archetipico dell’antagonista, aggiunge la nevrosi, o una lucida follia. Sono calcolatori, viscidi, e per molti tratti geniali. Hanno obiettivi ben precisi, che riguardano perlopiù il mantenimento o la raggiunta di un potere personale senza limiti. Ed è proprio questo comportamento folle, lontano dai canoni classici, che nella quasi totalità delle storie li conduce alla pazzia e all’autodistruzione, ed in alcuni casi li rende addirittura affascinanti e divertenti agli occhi dello spettatore (è il caso di Scar, Jafar e Ade).

I deliri di onnipotenza accecano Ursula e Jafar, che non si avvedono dei rispettivi pericoli una volta raggiunto il massimo del potere ottenibile (il Tridente per Ursula, la trasformazione in Genio per Jafar), tanto che la strega del mare viene uccisa trafitta da Eric che sfrutta il bompresso della nave distrutta dalla tempesta scatenata da lei stessa, mentre il visir non si rende conto che il potere del genio lo relegherebbe ad una vita di schiavitù dentro la lampada. Scar e Ade sono due personaggi che condividono l’odio e l’invidia per i rispettivi fratelli e molti tratti del carattere: entrambi sono privi di grande forza bruta (Ade la ruba ad Ercole per realizzare il suo piano), sono manipolatori, non agiscono mai in prima persona (Pena e Panico per Ade, le Iene per Scar) e, soprattutto, sono grandi oratori, al limite del logorroico. Entrambi condividono una certa facilità all’arrabbiatura, che può sfogarsi in un repentino cambio di umore.

Non sempre poi siamo in presenza di personaggi dai poteri sovrannaturali: Frollo e Ratcliffe ricoprono ruoli di potere, giudice il primo, governatore il secondo, e combattono contro un presunto nemico colpevole di essere diverso da loro (gli zingari e gli indiani), con lo scopo di affermare maggiormente la loro posizione a livello sociale. Il primo morirà cadendo da un balcone della cattedrale, il secondo sarà ridotto alla povertà.

Agiscono sempre contro una razza diversa dalla loro ma per interessi a livello personale e non sociale (ovvero per invidia e denaro) i due cacciatori Gaston e Clayton: entrambi sono destinati a perdere del tutto la lucidità mentale durante le sfide finali, con il primo che finirà vittima di una caduta in burrone in seguito ad un assalto alle spalle della Bestia, il secondo si impiccherà inavvertitamente nello spasmodico tentativo di liberarsi dalle liane in cui lo aveva intrappolato Tarzan. Infine in Mulan c’è la forza bruta e senza scrupoli di Shan Yu e del suo esercito, anche se in questo caso a spaventare davvero, oltre al suo design, è il suo semi-mutismo, che lo porta a parlare tramite la distruzione.

Abbiamo visto come questa serie di antagonisti appaia inevitabilmente diversa da quella dell’arco dei film classici: solo il Capitan Uncino di Le avventure di Peter Pan (1953) è accomunabile a questo gruppo, condividendone il tratto schizofrenico. A differenza del passato dunque abbiamo antagonisti prede di ossessioni non lucide ed in sostanza dei cattivi più umani, più vicini al mondo dello spettatore, con una azione analoga a quanto effettuato con l’eroe.

Paladino che, tra l’altro, non arriva mai a infliggergli il colpo di grazia in maniera diretta in nessun film, per non macchiare il proprio stato di purezza: Ursula viene uccisa da Eric, non da Ariel; Gaston cade nel burrone dopo che la Bestia gli aveva risparmiato la vita e lui la aveva attaccata nuovamente; la lampada di Jafar viene lanciata nel deserto e dispersa dal Genio; Scar dopo essere stato salvato da Simba viene lasciato alle Iene, che aveva appena accusato di essere responsabili del suo agire; Ratcliffe viene arrestato da Thomas, compagno di Smith, e ridotto in povertà; Frollo cade mortalmente dalla cattedrale; Ade in seguito ad un pugno di Hercules cade nel fiume Stige, dove sono le anime dei defunti a trascinarlo via; è Mushu a sparare il razzo che colpisce Shan Yu; ed infine Clayton si impicca da solo involontariamente con delle liane, ignorando il tentativo di Tarzan di salvargli la vita. D’altronde «l’eroe è modello archetipico e schema del giusto modo di comportarsi» e non può di conseguenza macchiarsi di un’azione malvagia come quella dell’eliminazione dell’antagonista.

Grande Alì, Principe Alì, Alì Ababua (PS: che belle scimmie!)