Ci è piaciuto Guardiani della Galassia?

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Evitare qualunque informazione per mesi con la speranza di godersi al meglio Guardiani della Galassia è stato molto complicato.

Ma ne è valsa la pena.

Nel film diretto da James Gunn si toccano tutte le emozioni possibili: si piange, si soffre, ci si agita, si ride (molto). E il tutto viene immerso in uno strano mix che fonde la fantascienza ad un immaginario di riferimenti filmici, musicali e culturali che coccolano qualunque spettatore cresciuto negli anni ’80. La dissonanza che ne viene fuori è eccezionale.

Guardiani della Galassia è un film semplice che parla di amicizia. Questo è il suo fantastico pregio: ti offre esattamente quello che promette. E lo fa con una trama lineare, stando sempre sui binari giusti, senza prendersi mai dei tempi morti. Alla scena finale mi ero stupito fossero già passate due ore.

Capitolo personaggi: impossibile non amare ogni membro di questa banda di scappati di casa (in tutti i sensi). Peter Quill, aka Star-Lord, vive in un mondo tutto suo, dove girare rovine nelle profondità dello spazio con un walkman Sony appare la cosa più normale di questo universo; Gamora è si la figliastra di Thanos, verso il quale però c’è solo odio e rancore per avergli sterminato la famiglia; di Drax si sa poco, se non che Ronan gli ha ucciso moglie e figlia, e che la sua specie non comprende le metafore; Rocket è un procione parlante, cacciatore di taglie, che va in giro con il suo fidato amico Groot, un albero umanoide dal cuore puro, e penso che basti.

Conciliare così tanti personaggi all’interno di un film, dando a tutti il giusto spazio, è complicatissimo. In Guardiani della Galassia tutto invece fila via, come se personaggi di cui si sapeva poco o nulla ci  fossero familiari fin dal primo momento. Li guardi e sai già cosa aspettarti: sono esattamente ciò che vogliono sembrare. Breve commento su Rocket: infilare un procione parlante nella mischia può diventare pericoloso, c’è il rischio di svilire il personaggio e renderlo solo una macchietta, buono giusto a vendere peluche alle ragazzine.

E ritorniamo dunque ad un tema che avevo accennato poco fa: la semplicità. Il film sceglie una direzione, la prende e la rispetta fino alla fine. Niente sottotrame disturbanti, niente colpi di scena senza senso. Tutto fila secondo le attese. E, cosa più importante, il film fa tutto questo senza risultare mai banale o scontato, lasciando anche ottimi spunti per un franchise che rischia seriamente di prendere una strada vincente e semi-autonoma nel Marvel Cinematic Universe.

Guardiani della Galassia è un film che ho personalmente amato, anche perché condivido con Peter Quill l’amore per gli oggetti carichi di ricordi del proprio passato. Troverete nostalgia, emozioni, colori e musica che vi regaleranno due ore di divertimento leggero che vi faranno andare a casa felici.

E, fidatevi, non è poca cosa.

ATTENZIONE, ORA SI SPOILERA SULLA SCENA DOPO I TITOLI DI CODA

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La post-credit scene? C’è, ed è chiaramente in tema con il revival degli anni ’80 che permea il film. Si tratta del cameo di Howard il Papero, che già nel 1986 aveva avuto un disastroso film tutto suo. E che in maniera indiretta aveva contribuito a creare la Pixar, ma questa è un’altra storia. Doppiato da Seth Green, il papero, pare, ritornerà in futuro. E, per chi sa di cosa stiamo parlando, non può che essere un bene.

Ah, e giusto per farvelo notare, il bozzolo di Adam Warlock, ben visibile nella scena post-titoli di Thor: The Dark World, è aperto. Anche qui, se si sa di cosa stiamo parlando, possiamo gioire.

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