Come ti risveglio la Bella Addormentata

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Nel 2009 il produttore Disney Don Hahn e il collega Peter Schneider (non più alla House of Mouse dal 2001) hanno portato agli occhi del mondo il documentario Waking Sleeping Beauty (in italiano tradotto con il pessimo Il Risveglio della Magia). In America ha avuto una distribuzione al cinema limitata a partire dal 26 marzo del 2010 (in anteprima il 6 settembre 2009 al Telluride Festival), anche perché racconta molti dei retroscena scomodi della “fabbrica” Disney dal 1980 al 1994, tra dispetti, invidie e ambizioni aziendali.

In Italia è stato trasmesso un’unica volta, esclusivamente in tv, il 27 ottobre 2011 su Rai1. Nonostante questo, stavolta la Rai ci ha fatto l’enorme favore di renderlo disponibile in versione integrale e tradotta per il proprio archivio digitale. Se siete interessati a scoprire come sono nati i film della vostra infanzia e chi dovete ringraziare se siete venuti su con sogni e speranze, vi consiglio di dargli una bella guardata (vi basterà cliccare sull’immagine qui sopra o, se siete pigri, qui). Non ve ne pentirete.

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#Sapevatelo: 5 cose su… Chi ha incastrato Roger Rabbit

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1) Nonostante i grandissimi sforzi compiuti, il trio di produttori Frank Marshall, Steven Spielberg e Kathleen Kennedy non riuscì ad inserire nel film tutti i personaggi dei cartoni animati che avrebbe voluto. Difatti mancano alcuni nomi illustri (motivi economici e di diritti), se ripensiamo agli anni ’80, come Braccio di FerroCasper e Tom e Jerry.

2) Nelle prime versioni del film c’erano notevoli differenze riguardo al personaggio del Giudice Morton. In un primo script infatti, come aiutanti, poteva contare non solo sulle inutili faine (prima sette, poi nella versione definitiva cinque), ma anche e soprattutto sui Sette Nani della Disney, in una inedita versione “cattiva”. La Disney, non pienamente convinta dell’idea, fece cambiare il tutto, così come non diede l’approvazione alla scena che rivela che è stato proprio il Giudice Morton ad uccidere la mamma di Bambi nell’omonimo film.

3) Fu la Disney a comprare i diritti del libro ed a muovere ingenti quantità di capitali per la realizzazione del film, ma alla fine la pellicola fu distribuita dalla Touchstone Pictures (divisione “per adulti” della Disney, fondata nel 1984) a causa del contenuto maturo e dei riferimenti sessuali espliciti (qualcuno ha nominato le poppe di Jessica Rabbit?). Il film fu un enorme successo al botteghino, incassando 329 milioni di dollari (ne era costati 70), risultando il preludio a quello che è conosciuto oggi come il “Rinascimento Disneyano”, ovvero una serie di film dall’enorme boom di incassi che fecero passare la Disney dall’orlo del fallimento al dominio del settore (il primo fu “La Sirenetta”, 1989).

4) Non tutti lo sanno ma la storia è tratta da un romanzo, scritto dallo statunitense Gary Wolf, nel 1981, dal titolo “Who Censored Roger Rabbit?”. Tante le differenze a partire dall’ambientazione, che figurava un mondo abitato dai personaggi animati, ma protagonisti di fumetti, con tutte le rispettive logiche comunicative (ad esempio parlare attraverso i baloon) e tanta, tanta volgarità. E, tra l’altro, il poco sopportabile coniglio protagonista moriva nelle prime fasi della trama (fu appunto “censurato”), con il detective Eddie Valiant a cercare il suo assassino assieme alla controfigura auto-generata di Roger (è complicato, ma adesso non sto qui a raccontarvi il libro: leggetevelo).

5) Momento storico (e probabilmente irripetibile) nel film: l’incontro nella stessa pellicola di Topolino e Bugs Bunny. I due non si erano mai visti insieme per evidenti ragioni di concorrenza tra Disney e Warner Bros., di cui sono le mascotte. La Warner concesse i diritti di utilizzo dei suoi personaggi, ma fu rigidissima: Bugs deve comparire e parlare gli stessi secondi di Topolino. E difatti il topo e il coniglio compaiono nelle stesse scene, sempre assieme e mai da soli. Stessa cosa per i rispettivi paperi Daffy Duck e Paperino.

BONUS: la Roger Rabbit Dance è entrata sparata in quell’elenco di mosse hip-hop che fanno terribilmente fine anni ’80/ metà anni ’90 (alla MC Hammer o alla Carlton, per intenderci). Se volete impararla, andate qui