*Bello FiGo – Cio La Macchina (SWAG Macchina): LA RECENSIONE*

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L’amico Cristiano Bolla, che ahimè vedo anche troppo raramente, questa sera su Facebook si è esibito in una grande dimostrazione di dialettica, un’apologia di una grande artista compreso boh forse si forse no della nostra epoca digitale: Bello Figo, ex Bello Figo Gu, ex Gucci Boy.

Godetevelo, per favore. E rifletteteci, anche. Lascio la parola a lui, con il suo permesso.

Tutti possono recensire grandi film, serie e opere teatrali. Statemi dietro ora:

*Bello FiGo – Cio La Macchina (SWAG Macchina): LA RECENSIONE*

Partiamo dal titolo, che è già espressione dell’artista in questione: “CIO La Macchina”, mette in mostra subito il suo carattere anticonvenzionale, che non si piega alle regole né della strada né della grammatica italiana. Una presa di coscienza forte, decisa, caparbia e dagli echi chiaramente futuristi, ovviamente più vicini a Russolo che a Marinetti.

Nelle prime sequenze, vediamo l’artista abbandonare il monopattino verde, simbolo di un’infanzia passata a guardare con invidia e speranza (simboleggiate dal verde) la vita adulta, e tentare di forzare la portiera di una Mini senza capote. Geniale, ambivalente, enigmaticamente emblematico. Potremmo dire catafratto e sibaritico, ma lasciamo questi termini ad altri critici di poco conto.

Cominciano le strofe ed è subito estasi: “OH MIO DIO FIGA!”, un’invocazione chiara e netta, un’apostrofe alla divinità che richiama la Du’a Iftiah, la preghiera dell’apertura da recitarsi durante il Ramadan. L’artista vuole qui rivolgersi al destinario del suo componimento: il Dio Figa.

Poi si entra nel vivo del pezzo: “Io cio la macchina (sono ricco), io cio la macchina” ripetuto varie volte. Un grido di rara potenza espressiva, un continuo rimarcare il perché l’artista è grato al Dio Figa, perché cia la macchina. Il mantra è diegetico: permette lo sviluppo dell’opera, che difatti continua con “da quando cio macchina – ecco che si palesa la necessità di rimarcare il fatto – tutte le fighe vogliono il mio cazzo”. Premessa e svolgimento: siamo nel vivo dell’azione, che è causale e non casuale. La storia prosegue e si prega di notare la splendida concatenazione di eventi in una struttura assolutamente aristotelica: “Tutte le fighe mi chiedono un passaggio | E io gli chiedo un pompa”; si fa valere qui l’antica regola aurea del Do ut Des e, aggiungiamo noi, è chiaro che se non ingoia non è amore. Questa prima parte si conclude con una variazione sul tema melodico che tuttavia serve a rimarcare il concetto: “Io ho la patente QUINDI mi scopo le fighe”. Chiaro, lampante, epifanico: l’edonismo al servizio della plutocrazia imperante, come spesso rimarcato dall’artista in altre sue opere.

Inizia da questo momento un’altra fase del racconto che, in realtà, furbescamente non fa altro che riprendere le premesse del titolo e la sua voglia di lottare contro il sistema e l’imposizione delle regole: “Io passo col semaforo rosso, perché sono bello, perché sono ricco | Butto giù i segnali stradali, così la gente fa incidenti”. Si potrebbe pensare che questi versi servano solo da provocazione, da invettiva nascosta con l’uso abile della figura retorica della preterizione, ossia il tacere su argomenti di cui in realtà si sta trattando. L’artista vuole ribellarsi, ma non dice mai perchè o verso chi: la sua rabbia verso chi è rivolta? Ma, ancora una volta, egli ci stupisce e lo fa nei versi successivi.

“Sono neopatentato, ma fanculo | Guido veloce perchè sono un negro”. Eccolo qui il cuore della composizione, il rifiuto del razzismo classificante tipico della società occidentale, che non riconosce come le limitazioni tipiche e aberranti che riserviamo ai neopatentati non si possano proprio applicare alla sua negritudine. Ma cosa è che può riconciliare questo divario sociale e legislativo che affonda le sue radici nello schiavismo nero settecentesco? Anche questa volta, la risposta è nella Figa: “110 in centro abitato | 300 in autostrada | 40 in extraurbana perchè sono con Ariana, lei mi sta facendo un pompino quindi io vado piano se no io non godo”. Meraviglioso: la figura retorica dell’enumerazione, di solito regredita a mera conta, viene qui strutturata per fornire più livelli interpretativi al componimento: denota la conoscenza delle regole, la volontà di trasgredirle e infine rimarca ancora una volta come l’amore per la Figa riesca a mettere un freno anche all’animo più irrequieto e ribelle.

“Cio la macchina” non avrà la struttura espressiva armonica di “Silvio Berlusconi (SWAG Riko)” o dell’eterna “Pasta col tonno (SWAG cibo)”, ma è comunque da apprezzare ancora una volta come l’artista abbia strutturato semanticamente e narrativamente un pezzo che, non dubitiamo, entrerà presto nell’olimpo della musica mondiale.

Al prossimo appuntamento di: “Ho una laurea, che ci faccio? 1000 usi creativi per far fruttare i tuoi studi”.

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Videogame Nostalgia con Anima Nerd: Teenage Mutant Ninja/Hero Turtles (NES)

Una piccola ma importante collaborazione (lasciate perdere il mio stile trasandato) con il simpatico canale di Anima Nerd, alle prese con la frustrazione inevitabile provocata da uno dei giochi più difficili e terribili di sempre: Teenage Mutant Ninja/Hero Turtles per NES.

Enjoy e COWABUNGA!

Se Michael Bay avesse diretto UP?!

Tutti noi abbiamo dei motivi sensati per mal sopportare Michael Bay, il maestro supremo dell’esplosione gratuita. E nell’attesa di vedere cosa avrà combinato con le nostre povere Tartarughe Ninja (anche se sono obbligato a ricordare che lui è solo produttore del film, mentre il regista è Jonathan Liebesman) possiamo farci qualche risata con questa perla del canale Youtube MrStratMan7, che ci mostra l’ipotetico trailer della versione alla Bay di Up.

Inutile dirvi che è una perla.

E ridere nella scena finale del video fa di voi delle persone orribili.

(Io sono quasi caduto dalla sedia dal ridere, per inciso).

“Aw, phooey!”, ovvero il compleanno di Paperino

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Diciamoci la verità: tutti amiamo Paperino. Si è vero, Topolino è l’emblema della perfezione, è l’onesto, inattaccabile, un ideale inarrivabile di rettitudine. Ma Paperino… Paperino no. Lui è come noi, dannatamente imperfetto, è l’emblema dei nostri vizi, che troppo spesso tendono a nascondere le nostre (tante) virtù. Paperino ci piace perché tutti noi siamo Paperino.

E questo ragionamento deve averlo fatto pure Walt Disney, che tanto amava suo figlio Topolino, è vero, ma che ad un certo punto ha sentito la necessità di affiancargli un personaggio che ne rappresentasse l’opposto, senza la paura di renderlo scorretto. Quel posto vacante sarà occupato da Paperino: ma andiamo con ordine. Siamo nel 1932, e l’ex braccio operativo di Walt, Ub Iwerks, cerca di contrastare le disneyane Silly Symphonies con un progetto chiamato Comicolor Shorts. Non si avvicineranno minimamente al successo delle più quotate Symponies, ma avranno un gran merito: nel febbraio del 1934 Iwerks lancia la trasposizione animata del racconto popolare The Little Red Hen.

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Walt, come sempre, ci vede lungo, e quattro mesi dopo i suoi studios riadattano nuovamente la storia, fornendogli quello che gli mancava: ritmo, colore e un trio di animali antropomorfizzati come protagonisti. Il cartone “La Gallinella Saggia” (“The Wise Little Hen”) esce il 9 giugno del 1934 e racconta la storia (appunto) della gallinella saggia, di Meo Porcello (di cui appena un anno dopo si perdono le tracce) e di… Paperino, in originale Donald Duck.

Il papero è destinato a sfondare. Scorretto, disonesto, chiassoso e soprattutto sconfitto: costruito per essere l’antitesi naturale di Topolino. Dal quale si discosta già solo per il vestiario: il topo porta sempre solo dei calzoncini rossi, mentre il papero giusto una blusa alla marinara azzurra con tanto di berretto. Ed a proposito di quest’ultimo fatto, vi consiglio il recente corto Disney “No Service” per capire meglio cosa intendo…

Insomma la sua fama cresce, e da spalla/rivale di Topolino arriva ad essere in breve tempo protagonista assoluto, quando il 9 gennaio del 1937 vede la luce il corto “Don Donald”. Ancora un anno, e nel 1938 i sondaggi diranno che è già più popolare di Topolino, che sta attraversando un periodo di leggero declino (dal quale si riprenderà): Paperino è ufficialmente entrato nei cuori di tutti.

E non ne è ancora uscito. Aw, phooey!

Come rendere epico il Ninja Rap di Vanilla Ice

Perché, diciamolo apertamente, il punto più basso del secondo film è stato il Ninja Rap di Vanilla Ice con le Tartarughe Ninja, appena un attimo prima dello scontro finale con il redivivo Shredder. Ma alla fine chiunque abbia visto il film non riesce a toglierselo dalla testa.

Per dargli un’aria tutta nuova c’è voluto il canale Youtube RealTDragon, che con Black Nerd Comedy (qui la sua intervista allo stesso Vanilla Ice, che mostra fiero il tatuaggio delle Turtles) e soprattutto con il gruppo di cosplayer della Turtle Power Entertainment hanno dato vita a qualcosa di assolutamente EPICO al Dallas Comic Con 2014.

Sempre per festeggiare al meglio i 30 Anni delle TMNT.

Rat-Man Colpisce 100 Volte!

Un corto animato IMPERDIBILE per tutti gli amanti del personaggio creato dal mitico Leo Ortolani. Parodie, ritmo e gustose citazioni al mondo filmico, fumettistico e supereroistico: gustatevelo.

Come ti megaevolvo un Pokémon in stile Digimon

Le Megaevoluzioni. Quando sono state annunciate nei giochi Pokémon qualche tempo fa abbiamo tutti pensato ad una cosa sola: ai Digimon. Bene, c’è qualcuno, tale utente jimcopro1 su YouTube, che ha fatto un passo in più. Ovvero farci vedere come sarebbero le evoluzioni dei Pokémon se fossero effettivamente nello stile dei Digimon.

Il giudizio finale? BELLISSIMO.