Discorso su Paperman: le accuse di plagio

Con grande soddisfazione (perché vuol dire che qualcosa di interessante lo sto facendo) mi è stato fatto notare che la “bellezza” di Paperman, esaltata da me nel post precedente e non messa in discussione, sarebbe macchiata dall’accusa di essere un plagio di un’altro cortometraggio d’animazione. Ovvero Paroles en l’air, corto del 1995 diretto da Sylvain Vincendeau e basato su una storia di Alain Gagnol. Prima di tutto, va visto prima di poter proseguire il discorso.

Ok, adesso parliamone: si tratta del primo cortometraggio realizzato da Vincendeau, che, come detto, si basa su una storia di Alain Gagnol. Gagnol, per chi non lo sapesse, è uno sceneggiatore e film maker d’animazione di successo, che può vantare una nomination all’Oscar per il lungometraggio d’animazione Une vie de chat (2010). Chiusa la parentesi, torniamo a Paroles en l’air, che viene nominato nel 1997 tra i finalisti al Cartoon d’or, premio europeo per i cortometraggi animati, ma in sostanza se ne resta in quella schiera di opere purtroppo sconosciute. Sconosciute meno a chi magari lavora nel mondo dell’animazione, come John Kahrs (futuro regista di Paperman), che nei primi anni ’90 è sotto le dipendenze dei Blue Sky Studios come animatore. Lo stesso Kahrs rivela in interviste postume all’uscita del suo gioiello, di aver avuto l’ispirazione per il cartone in quel periodo lavorativo, con queste parole: “Ogni mattina, sulla strada per recarmi al lavoro, passavo per la Grand Central Station… e a volte mi capitava di incrociare lo sguardo con molte persone, sconosciuti, magari una bella ragazza, chiedendomi se tra noi ci potesse essere una connessione speciale. Senti questa connessione per una frazione di secondo e ti chiedi chi sia quella persona. questa è l’idea di fondo: cosa succederebbe se due persone che sentono questo legame avessero la possibilità di incontrarsi di nuovo? Se fossero stati separati dal caso come farebbero a ritrovarsi? E come possono essere aiutati da un pizzico di fortuna e magia in questo?”

Mi pare innegabile che l’idea dell’aeroplano di carta come mezzo di comunicazione dei propri sentimenti di Paroles en l’air sia palesemente utilizzata anche in Paperman. Ma quello su cui mi piacerebbe far riflettere è che, A MIO PARERE, le similitudini tra questi due corti si fermano esattamente a questo punto. Faccio alcuni esempi: il tema della frustrazione della monotonia quotidiana, che ha bisogno di una svolta, è lasciato intuire marginalmente nella figura femminile in Paroles en l’air (il protagonista maschile appare addirittura felice all’inizio della sua giornata), mentre è un punto cardine, fondante, in Paperman; dall’altra parte la connessione sentimentale con il resto del mondo attraverso un disinteressato gesto d’affetto (il messaggio attraverso l’aeroplanino che finisce in tutte le case, ma è indirizzato a quella della ragazza) è l’argomento centrale del corto francese, meno storia d’amore e molto più elogio alla pace ed al sostegno reciproco. Nell’opera Disney si verifica addirittura l’opposto, quando l’aeroplanino finisce nell’ufficio sbagliato, provocando prima la gioia del ricevente e poi la sua rabbia quando il ragazzo gli fa gesto che il messaggio non era destinato a lui. Infine la conclusione: per Vincendeau la risposta della ragazza è evidente, e si verifica infine in maniera casuale (la folata di vento che riporta dentro l’aeroplanino); per Kahrs è pura magia, con il destino che si impossessa delle lettere e trascina in maniera incredibile i due futuri amanti nel luogo del loro primo incontro. Incontro che non avviene, e non viene fatto volutamente intendere, in Paroles en l’air.

Insomma è ovvio che ci sia una forte ispirazione (e senza dichiarata citazione, e questo è male), ma è altrettanto visibile che alla fine le due opere non risultino così affini come può sembrare. Anche perché nessuno si sognerebbe di dire che Il Re Leone è il plagio dell’Amleto di Shakespeare, o che Dragon Trainer ha copiato Dragonheart. Piuttosto possiamo parlare decisamente di altra situazione se tiriamo fuori il cortometraggio (non d’animazione) Signs, produzione australiana del 2008, diretto da Patrick Hughes e commissionato nell’ambito di una campagna pubblicitaria per la Schweppes, vincitore di un Leone d’Oro al festival di Cannes nella categoria della pubblicità e diventato famosissimo in gran parte del mondo in breve tempo.

Anche qui proviamo a mettere ordine. Paperman è del 2012, ma draft e storyboards risalgono ad un periodo precedente, dato che Kahrs, a quanto ho raccolto,  propone al direttore creativo Disney (il supremo e sempre sia lodato John Lasseter) la sua storia da diversi anni. Un lasso di tempo che va più o meno dall’inizio della realizzazione di Tangled (Rapunzel), ovvero tra il 2007 e il 2008, quando la Disney concentrò tutta la sua produzione sul film in questione accantonando i progetti “minori” (tra cui, come detto Paperman). Anche qui come tempi c’è compatibilità e potrebbe esserci stata più di una semplice ispirazione: ma nulla è certo. Quello che è certo è che lo stesso Patrick Hughes ci dà una lezione di sportività/cinema moderno in poche frasi: “Si, ci sono delle similitudini. Ma a me Paperman è piaciuto e l’ho ammirato molto, penso sia stupendo. Mi hanno plagiato? Penso che relativamente ad ogni mia opera ci sia qualcuno che può rivolgermi la stessa accusa.”

Insomma, concludendo: accuse o presunte tali secondo me non intaccano minimamente la solidità di Paperman, che resta un prodotto eccezionale, per il suo scopo, sotto tutti i punti di vista. Tutta questa diatriba resta invece un’ottima occasione per vedere come temi simili siano stati trattati con tecniche molto diverse tra loro e viceversa, oltre a sottolineare l’importanza delle numerose, e talvolta (magari non qui) involontarie, influenze cinematografiche.

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