#Sapevatelo: 5 cose su… Le Follie dell’Imperatore

The Emperor's New Groove

1) Definire problematico lo sviluppo di questo film è riduttivo: nel 1994, in pieno Rinascimento Disney, viene messo in cantiere il progetto Kingdom Of The Sun, un musical animato affidato alla regia di Roger Allers (che aveva diretto con Rob Minkoff Il Re Leone). Il tutto ruota attorno alla figura di un giovane imperatore egoista che scopra un contadino suo sosia e decide di “scambiarsi” le vite. L’Imperatore però deve fare i conti con la perfida Yzma, strega che evoca un demone per catturare il potere del sole e rimanere giovane per sempre. Scoperto lo scambio tra l’imperatore e il povero, decide di trasformare il primo in un lama e di soggiogare il secondo per poter raggiungere più facilmente il suo scopo. L’imperatore, trasformato, imparerà il valore dell’umiltà e troverà l’amore di una pastorella di lama, prima di sconfiggere la strega e bla bla fino al lieto fine (in generale notevole influenza di Il Principe e il Povero). I primi test di fronte al pubblico danno risultati pessimi, e tra modifiche e rimandi, arriva il 1999, quando a Allers viene dato l’ultimatum dell’estate del 2000. Chiede più tempo, non glielo danno e lui se ne va: il CEO Disney Eisner dà al produttore Randy Fullmer DUE SETTIMANE per salvare il progetto, prima di chiuderlo definitivamente. Fullers e i suoi collaboratori stravolgono tutto, cambiano il titolo e di fatto nel dicembre del 2000 (leggero ritardo) fanno uscire quella perla di Le Follie dell’Imperatore, che costa 100 milioni dollari e al botteghino ne incassa 169 (risultato un po meh, ma a noi ci piace comunque).

2) Nel 1994 inoltre fu messo sotto contratto tra l’altro Sting, che fiutò (male) l’odore di successo, sulla scia di quanto fatto da Elton John ne Il Re Leone. Scrisse e cantò tutti i brani del suddetto musical prima del cambio radicale del film, che rese praticamente inutile tutto il suo lavoro, in quanto erano mutati la trama e il genere: di fatto una sola canzone fu mantenuta nel film (“My Funny Friend and Me”, candidata anche agli Oscar). Sting la prese bene, direi: “All’inizio dopo la notizia mi sono sentito arrabbiato e un po’ turbato. Poi ho capito di volere vendetta.” Vendetta che indirettamente preparò sua moglie, Trudie Styler. La signora, all’interno dell’accordo economico per l’ingaggio del marito, aveva ottenuto di poter filmare tutta la preparazione del lungometraggio per poterne realizzare un documentario. Ne venne fuori un prodotto che mette in luce gli aspetti più cupi e critici della travagliata realizzazione di questo film. Il documentario in questione si chiama The Sweatbox e l’hanno visto in pochissimi, perché la Disney stessa, che (chiamala scema) ne deteneva i diritti, si è guardata bene dallo sputtanarsi facendolo girare. Tanto per dire si chiama The Sweatbox (riprendendo il termine coniato dallo stesso Walt Disney) perché “a causa della mancanza di aria condizionata, gli animatori erano costretti a lavorare con un caldo allucinante, sudando in maniera indecente mentre il loro lavoro veniva osservato e criticato dai dirigenti”.

3) Come la quasi totalità dei film di animazione anche questo è ricco di riferimenti e citazioni. Quelle da segnalare sono però due, davvero interessanti. La prima riguarda il candelabro che Kronk accende prima della cena (con veleno, quel veleno) preparata appositamente per Kuzco. Pare che il volto che si vede sia uno dei personaggi dello script originale dell’opera, come si può vedere anche dai disegni (vedere il tizio fisicato).

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Altra interessante citazione si ha quando Kuzco, solo nella giungla, assiste alla scena di una mosca che supplica aiuto e che viene mangiata da un ragno. Anche qui il riferimento è alla scena finale del film horror L’Esperimento del Dottor K, dove il protagonista a seguito di un fallimentare esperimento si ritrova mutato in una mosca. Insomma un cult tra i film relativi alle metamorfosi.

4) Il finale originale della storia (rivoluzionata) vedeva Kuzco che, una volta ritornato umano, costruiva comunque la sua amata Kuzcotopia, ma non sulla collina di Pacha, bensì su quella a fianco, invitando la famiglia dell’amico a vederla e a divertirsi con lui nel suo parco divertimenti. Tuttavia ancora Sting, sempre un po’ incazzato, spedì una nota alla produzione, facendo notare che se davvero fosse finita così, la storia non avrebbe portato ad un reale cambiamento di Kuzco, che avrebbe fatto sfoggio della sua opulenza in mezzo ai villaggi dei poveri contadini. I produttori dissero “và che c’hai ragione” e modificarono la conclusione in quella odierna, con l’Imperatore che si costruisce una casetta uguale a quella di Pacha e si diverte nei luoghi naturali delle colline insieme a Pacha e alla sua famiglia.

5) Le Follie dell’Imperatore è il primo lungometraggio animato dal 1990 in poi a non essere strutturato come un musical. L’ultimo a non esserlo era stato Bianca e Bernie nella Terra dei Canguri: di fatto segna una prima svolta nel post era rinascimentale della Disney, anche se, come abbiamo visto nei primi punti, il film doveva essere ancora strutturato secondo la formula (vincente e sicura) del musical.

BONUS) Il nostro idolo Kronk, non tutti lo sanno, oltre ad essere un amabile idiota ha un cognome altrettanto idiota. Ed è Pepikrankenitz: viene rivelato in una puntata dello spinoff del film, The Emperor’s New School.

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