Il rinnovato carisma degli antagonisti del Rinascimento Disneyano

DisneyVillains

Le storie del Rinascimento Disneyano hanno avuto una accoglienza di critica e di pubblico così positiva grazie anche al fatto che mai prima d’ora i cattivi sono apparsi tanto crudeli ed egoisti quanto ricchi di carattere e determinazione,  caratteristiche che li hanno resi icone del cinema animato. I primi antagonisti sviluppati da Disney incarnavano bene l’oscurità, i sentimenti negativi da cui l’eroe, e lo spettatore, dovevano guardarsi: personaggi come Malefica, la matrigna di Biancaneve o di Cenerentola, sono villains privi in maniera assoluta di sentimenti positivi. Possiedono ossessioni ma nel loro agire rimangono perennemente lucidi ed esattamente come l’eroe sono unidimensionali, incapaci di sfumature.

Il Rinascimento Disney pesca dal proprio passato, dalla propria classicità, per restituirci una nuova tipologia di nemico: al carattere crudele, incapace di comprensione e archetipico dell’antagonista, aggiunge la nevrosi, o una lucida follia. Sono calcolatori, viscidi, e per molti tratti geniali. Hanno obiettivi ben precisi, che riguardano perlopiù il mantenimento o la raggiunta di un potere personale senza limiti. Ed è proprio questo comportamento folle, lontano dai canoni classici, che nella quasi totalità delle storie li conduce alla pazzia e all’autodistruzione, ed in alcuni casi li rende addirittura affascinanti e divertenti agli occhi dello spettatore (è il caso di Scar, Jafar e Ade).

I deliri di onnipotenza accecano Ursula e Jafar, che non si avvedono dei rispettivi pericoli una volta raggiunto il massimo del potere ottenibile (il Tridente per Ursula, la trasformazione in Genio per Jafar), tanto che la strega del mare viene uccisa trafitta da Eric che sfrutta il bompresso della nave distrutta dalla tempesta scatenata da lei stessa, mentre il visir non si rende conto che il potere del genio lo relegherebbe ad una vita di schiavitù dentro la lampada. Scar e Ade sono due personaggi che condividono l’odio e l’invidia per i rispettivi fratelli e molti tratti del carattere: entrambi sono privi di grande forza bruta (Ade la ruba ad Ercole per realizzare il suo piano), sono manipolatori, non agiscono mai in prima persona (Pena e Panico per Ade, le Iene per Scar) e, soprattutto, sono grandi oratori, al limite del logorroico. Entrambi condividono una certa facilità all’arrabbiatura, che può sfogarsi in un repentino cambio di umore.

Non sempre poi siamo in presenza di personaggi dai poteri sovrannaturali: Frollo e Ratcliffe ricoprono ruoli di potere, giudice il primo, governatore il secondo, e combattono contro un presunto nemico colpevole di essere diverso da loro (gli zingari e gli indiani), con lo scopo di affermare maggiormente la loro posizione a livello sociale. Il primo morirà cadendo da un balcone della cattedrale, il secondo sarà ridotto alla povertà.

Agiscono sempre contro una razza diversa dalla loro ma per interessi a livello personale e non sociale (ovvero per invidia e denaro) i due cacciatori Gaston e Clayton: entrambi sono destinati a perdere del tutto la lucidità mentale durante le sfide finali, con il primo che finirà vittima di una caduta in burrone in seguito ad un assalto alle spalle della Bestia, il secondo si impiccherà inavvertitamente nello spasmodico tentativo di liberarsi dalle liane in cui lo aveva intrappolato Tarzan. Infine in Mulan c’è la forza bruta e senza scrupoli di Shan Yu e del suo esercito, anche se in questo caso a spaventare davvero, oltre al suo design, è il suo semi-mutismo, che lo porta a parlare tramite la distruzione.

Abbiamo visto come questa serie di antagonisti appaia inevitabilmente diversa da quella dell’arco dei film classici: solo il Capitan Uncino di Le avventure di Peter Pan (1953) è accomunabile a questo gruppo, condividendone il tratto schizofrenico. A differenza del passato dunque abbiamo antagonisti prede di ossessioni non lucide ed in sostanza dei cattivi più umani, più vicini al mondo dello spettatore, con una azione analoga a quanto effettuato con l’eroe.

Paladino che, tra l’altro, non arriva mai a infliggergli il colpo di grazia in maniera diretta in nessun film, per non macchiare il proprio stato di purezza: Ursula viene uccisa da Eric, non da Ariel; Gaston cade nel burrone dopo che la Bestia gli aveva risparmiato la vita e lui la aveva attaccata nuovamente; la lampada di Jafar viene lanciata nel deserto e dispersa dal Genio; Scar dopo essere stato salvato da Simba viene lasciato alle Iene, che aveva appena accusato di essere responsabili del suo agire; Ratcliffe viene arrestato da Thomas, compagno di Smith, e ridotto in povertà; Frollo cade mortalmente dalla cattedrale; Ade in seguito ad un pugno di Hercules cade nel fiume Stige, dove sono le anime dei defunti a trascinarlo via; è Mushu a sparare il razzo che colpisce Shan Yu; ed infine Clayton si impicca da solo involontariamente con delle liane, ignorando il tentativo di Tarzan di salvargli la vita. D’altronde «l’eroe è modello archetipico e schema del giusto modo di comportarsi» e non può di conseguenza macchiarsi di un’azione malvagia come quella dell’eliminazione dell’antagonista.

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